vacuamoenia
studi sui paesaggi sonori abbandonati della sicilia rurale
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Borgo Piano Neve
Da oggi è possibile visitare un nuovo piccolo centro rurale siciliano. Siamo in provincia di Trapani e Borgo Piano Neve si caratterizza per la sua posizione tra le colline e il mare che guarda alle isole Egadi.
La Sicilia aveva perduto la voce
La mostra rimane visitabile fino al 28 febbraio 2026, presso il Garage Arts Platform di Enna.
Una produzione del Belice EpiCentro della Memoria e il CRESM di Gibellina Nuova.
MANIFESTO 26
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VacuaMoenia nasce nel 2013 come progetto di ricerca artistica e sonora fondato da Pietro Bonanno e Fabio R. Lattuca, con base in Sicilia. Fin dall’inizio si configura non tanto come un semplice progetto di field recording, quanto come un dispositivo di ascolto critico del territorio.
Il nome stesso, un latinismo dotto che significa “mura vuote”, rimanda alla condizione dei borghi abbandonati siciliani da cui origina il progetto: luoghi in cui il senso sedimentato nelle parole si è dissolto e in cui la storia non può dirsi conclusa, ma appare sospesa, stratificata, distribuita in frammenti materiali e immateriali che continuano ad agire oltre la presenza umana. Questa condizione richiama il concetto di ancestralità di Quentin Meillassoux, ovvero l’esistenza di realtà e fatti anteriori a ogni esperienza, vita o pensiero umano, concepiti come assolutamente indipendenti dal soggetto. In Meillassoux il riferimento è alle ere geologiche precedenti la comparsa dell’uomo e dunque, in senso stretto, impensabili; nel caso di VacuaMoenia permane invece, in forma metaforica, una sensazione perturbante di impensabilità che ricalca una lettura analoga, sebbene questi luoghi siano stati costruiti da esseri umani e in un tempo storicamente determinato. È la rovina a produrre lo scarto: un iperoggetto che eccede ogni relazione, percezione o descrizione, irriducibile e inaccessibile. Attraverso la rovina si può leggere un mondo che potrebbe sembrare anteriore a ogni pensiero pur non essendolo mai stato realmente. Si instaura così un circolo paradossale e non gerarchico, in cui ciò che appariva esterno, distante e oggettivo torna a coinvolgere il soggetto che ascolta, dissolvendo la separazione tra dentro e fuori. Il soggetto che attraversa le macerie scopre, nello stesso gesto, anche sé stesso: uno strange loop, per usare un’espressione di Timothy Morton, inscritto nello sfondo di un’ecologia oscura, un’ecologia in cui non esiste più la “natura” come dominio dell’uomo su qualcosa, neppure attraverso l’ascolto, ma soltanto conseguenze imprevedibili.
VacuaMoenia aderisce così all’idea di Christoph Cox di una liberazione del suono dalla musica, intesa attraverso la nozione di flusso: un processo continuo, materiale e impersonale che oltrepassa l’ascoltatore e la soggettività, e la cui essenza risiede nel divenire. Le pratiche sonore, siano esse orientate maggiormente alla forma — come la composizione — o alla materia — come la sound art — non rappresentano né impongono significati, ma canalizzano o rivelano questo flusso. È il concetto di Aletheia di Martin Heidegger, di un processo attraverso il quale viene mostrato ciò che è, e non rappresenta una corrispondenza tra oggetti ed eventi, come spesso accade nelle antiche e moderne tassonomie del paesaggio sonoro ma è più simile ad una epifania.
È anche per questo che le pratiche di VacuaMoenia si sono sviluppate nel tempo in modo eterogeneo: composizioni elettroacustiche, installazioni sonore, passeggiate sonore, convegni e dialoghi con discipline affini o lontane, una mappa sonora online costantemente aggiornata e una radio. Tutte queste attività mirano a rendere percepibile qualcosa che, pur continuando a esistere – o forse sarebbe meglio dire “ad eccedere” – richiede un’attenzione specifica per essere incontrato, come una radio che necessita di una precisa sintonizzazione per captare determinate frequenze. Nel progetto, gli aspetti teoretici e quelli poietici, pur indispensabili, non hanno mai sostituito l’interesse per l’incontro con il suono, piuttosto che per la sua appropriazione.
Un elemento fondamentale di questo percorso di ricerca è stato il lavoro d’archivio. Tornare a un luogo che va oltre il proprio significato immediato significa interrogarsi sulle molteplici esperienze e percezioni che lo hanno attraversato e trasformato nel corso della storia. In questo modo, negli anni, il sito di VacuaMoenia è diventato un punto di riferimento per lo studio dei borghi rurali siciliani, delle loro modalità di fondazione e delle vicende che li hanno caratterizzati, evidenziando come questi luoghi siano stati da sempre complessi e problematici sotto il profilo politico, architettonico, antropologico e sociale. L’analisi dell’archivio mostra chiaramente quanto sia impossibile definire una forma stabile di questi luoghi, poiché essa muta continuamente sia dal punto di vista architettonico sia attraverso le voci di chi li ha abitati nel tempo.
VacuaMoenia ha inciso per Tempo Reale e per l’etichetta portoghese Cronica Electronica, ed ha presentato i propri lavori ad Invisible Places (Viseu), all’FKL Symposium (Oberhausen), al SAE Symposium presso l’Università del Kent, alla Nuit Blanche 2014 (Parigi), al Sonorities Festival della Queen’s University di Belfast, al Klingt Gut! 2016 (Amburgo) e al Sound and Memories Festival della Goldsmiths University. Tra i vari progetti realizzati, vale la pena citare Cityscripts realizzato nel 2018, insieme allo scrittore Giorgio Vasta, per Manifesta12.