All’interno dei dibattiti politici ed ecologici contemporanei, la ruralità emerge come elemento in costante oscillazione fra “alterità” ed “identità”: non un semplice spazio geografico, quindi, ma una sorta di “posizione”, anche di tipo politico. In questo scenario di tensione interpretativa, è possibile accostarsi al concetto di ruralità in senso critico, provando ad immaginare altri futuri per le comunità, i territori ed i luoghi, al di là della stringente dicotomia “alterità/identità” e di una serie di discorsi che tendono a considerare la ruralità stessa come una componente marginale del mondo contemporaneo.

Il “Manifesto del Futurismo Rurale”, documento elaborato dai due curatori e ricercatori campani Leandro Pisano e Beatrice Ferrara, è un tentativo in questa direzione: una prospettiva in cui i molteplici punti di vista e di ascolto forniti dall’arte, ed in particolare dalle tecnoculture, mettono in discussione i termini manichei sui quali si costruiscono i discorsi attuali sulla ruralità, ovvero autenticità ed utopia, anacronismo e provincialismo, tradizione e senso di stabilità, appartenenza ed estraniamento, sviluppo e arretratezza.

Interrogando il rapporto con la memoria e con gli archivi del passato, le pratiche estetiche riposizionano il concetto di ‘rurale’ all’interno delle narrazioni contemporanee, decostruendo i discorsi che vorrebbero relegare la ruralità ad appendice residuale di processi politici, economici e culturali globali. I territori rurali diventano così luoghi di sperimentazione, performatività, indagine e riconfigurazione, in cui è possibile creare scenari futuri a partire da altri assemblaggi di elementi visibili e invisibili, umani e non umani: oggetti, materiali, discorsi, tecnologie e infrastrutture relazionali che costituiscono, e che vengono a loro volta costituiti, come specifiche forme di governance.

A partire da queste riflessioni, il “Manifesto del Futurismo Rurale” si presenta come il risultato di un processo di pensiero collettivo, pratico e teorico allo stesso tempo, condotto da Pisano e Ferrara durante il progetto Liminaria, residenza di arti sonore e piattaforma di ricerca per lo sviluppo di reti sostenibili, dal punto di vista culturale, sociale ed economico che ha operato negli ultimi cinque anni in alcune aree del Sud Italia. Come esito finale di questo progetto, il documento si fonda su una serie di proposizioni che mirano a ripensare e a reimmaginare le aree rurali come spazi complessi attivamente immersi nel dinamismo degli incontri, dei flussi e delle geografie contemporanee e, allo stesso tempo, a mettere in discussione i discorsi del capitalismo e del metropolitanismo in cu esse sono marginalizzate e considerate come condannate all’oblio.

L’idea che questo tipo di discorsi possano essere analizzati attraverso le pratiche delle arti sonore e dell’ascolto, considerato come un dispositivo di indagine rispetto ai processi materiali del mondo contemporaneo, è alla base di questo documento e rappresenta il focus della mostra che prende il nome da esso e che apre a Melbourne, in Australia, il 26 luglio per concludersi l’11 ottobre, presso la sede dell’Istituto Italiano di Cultura, nello storico edificio di Elm Tree House a South Yarra.

La mostra si fonda su una serie di lavori audio realizzati in alcune aree rurali del centro e del meridione d’Italia tra il 2003 ed il 2018: Abruzzo, Fortore beneventano, Cilento, Molise, Irpinia, Sicilia nel corso dei due progetti di residenza artistica Liminaria e Pollinaria. Gli autori dei lavori provengono da diversi contesti internazionali, dall’Australia alla Nuova Zelanda, dall’America Latina agli Stati Uniti, fino alla presenza di sound artist italiani. La lista completa include: Daniela d’Arielli, Enrico Ascoli, Angus Carlyle, Luca Buoninfante, Jo Burzynska, Enrico Coniglio, Alejandro Cornejo Montibeller, Nicola Di Croce, Fernando Godoy, Miguel Isaza, Raffaele Mariconte, Marco Messina, Mollin + Voegelin, Alyssa Moxley, Philip Samartzis, Vacuamoenia, David Vélez and Sarah Waring.

Curata da un team composto da Leandro Pisano, Beatrice Ferrara e due tra gli stessi artisti, Samartzis e D’Arielli, la mostra è realizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Melbourne, in collaborazione con Bogong Centre for Sound Culture, Liminaria/Interferenze new arts festival, Pollinaria ed il gruppo di ricerca Contemporary Art and Social Transformation della RMIT School of Art di Melbourne.

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