BORGO AQUILA E SALADINO

TIPO DI BORGO — case coloniche\scuola (solo progetto)

progettista —  Gaetano Lo Monte\Giovanni Imburgia

data di progetto — 1960 \ 1961

località — c.de aquila e saladino

stato di conservazione — mediocre

Borgo Aquila e Borgo Saladino sono raggruppamenti di case coloniche, frammenti di ciò che rimane di una pianificazione di riforma agraria ben più ampia che non fu mai completata del tutto. La prima fase del frazionamento dei terreni risale agli anni Quaranta, quando l’Ente di Colonizzazione del Latifondo Siciliano (ECLS) aveva affidato all’Arch. Giuseppe Spatrisano l’incarico per la progettazione del Borgo Tagliavia, sfruttando alcune strutture dell’antico santuario della Madonna del Rosario. Nel 1942, venne presentato un nuovo elaborato in un luogo poco distante le cui dimensioni risultavano ben più estese ed economicamente onerose.
Durante la gestione ERAS, invece, si pianificò un ulteriore centro che avrebbe incluso nel proprio raggio d’influenza diversi piani di ripartizioni e si sarebbe intersecato con quello di Borgo Schirò. Nonostante i diversi tentativi nell’area non sorse mai nessun borgo rurale.
Tuttavia, nel 1955 fu concessa all’impresa milanese I.Co.Ri. — la stessa che eseguì i lavori per le 54 abitazioni in C.da Dagala Fonda — la realizzazione di 367 case per assegnatari in provincia di Palermo. Tra i lavori da eseguire vi erano anche le 30 abitazioni coloniche nel P.R. 157 in C.da Aquila, espropriate alla ditta Paternò Lanza Costanza, Ettore e Ignazio, e le 23 case nel P.R. 224 in C.da Saladino. In entrambi i casi, il progetto adottato per i nuclei abitativi riprendeva gli schemi riscontrabili a Valdibella, a Desisa, a Garbinogara, a Cammisini.
Accantonata definitivamente l’idea del Borgo, l’ERAS optò per la costruzione di un edificio scolastico a servizio delle case coloniche. Il Servizio di Ingegneria di R.A. — Ufficio Borghi stilò quindi il progetto per la realizzazione di una Scuola — Asilo in C.da Aquila, nel lotto n.26 del P.R.157, esteso per 146ha suddivisi in 41 lotti. Secondo quanto riportato nella relazione del  27 Settembre 1960 a firma dell’Arch. Gaetano Lo Monte, l’edificio scolastico avrebbe compreso al piano terra 3 aule — due per la scuola primaria ed una per l’asilo — il refettorio, la cucina, i bagni ed i locali per la Segreteria e la Direzione. Al primo piano si trovavano gli alloggi per gli insegnanti, ciascuno composto da soggiorno e camera da pranzo, camera da letto, cucina e bagno. I prezzi per i lavori a base d’asta furono ricavati da quelli adottati nel progetto per la costruzione del Borgo ridotto in località La Pietra — Coti (Monreale), i cui centri di approvvigionamento dei materiali erano distanti quanto quelli per il Borgo in oggetto. Il costo complessivo ammontava a 50.000.000Lire, suddivisi in 44.551.455Lire per la realizzazione dell’edificio, per le opere esterne e per il compenso a corpo e 5.448.545Lire per le somme a disposizione dell’Amministrazione.
Nonostante i lavori a Borgo Aquila non partirono mai, il 27 Settembre 1961 fu firmato dall’Ing. Giovanni Imburgia il progetto per la costruzione di una «Scuola a due aule con annesso asilo e refettorio e fabbricato alloggi insegnanti in località Saladino» da sorgere nel lotto n.10 in una zona baricentrica al P.R.224. Seconda la relazione tecnica, la zona di R.A., estesa per 104ha e suddivisa in 29 lotti, “presenta caratteristiche planimetriche e di esposizione adatte alla bisogna. Il complesso edilizio — continua il documento — sorgerà in zona direttamente raggiungibile dalla viabilità interna al piano di lottizzazione che già si allaccia a quella esistente della zona e cioè alle strade di Bonifica costruite dal consorzio dell’Alto e Medio Belice”. Il terreno su cui sarebbe sorta la Scuola si estendeva per circa 2.800mq, «risultando escluso dal traffico stradale stesso da ampi innesti con aule e spazi liberi esposti ad Ovest presenta i servizi e l’ingresso secondario a tramontana soddisfacendo a logici criteri d’orientamento». Nelle intenzioni del progettista, vi era la volontà di «allontanarsi da schemi e composizioni tradizionali addivenendo a criteri di gioiosa ricettività seguendo così i suggerimenti dettati dalle realizzazioni di insigni architetti». La relazione tecnica di Imburgia descriveva così gli ambienti:

alla voce del maestro, all'azione mnemonica e fantastica del materiali didattico, all'attrattiva del libro e delle cose nuove, la Scuola moderna deve aggiungere la suggestione degli ambienti, della composizione, e dell'arredamento. - Si vuole arrivare così ad ambienti consoni alle funzioni che in esso vi si esercitano non prescindendo dal valore umano di essi che ben lungi da costrizioni portino all'impressione opposta dell'accoglimento.- Occorre, pertanto, che la scuola sia la continuazione della vita familiare o se ne distacchi in meglio, in modo tale da allargare nei fanciulli la sfera delle loro attività

Il fabbricato alloggi sarebbe stato un compromesso tra vivibilità ed economia, composto da tre abitazioni per le insegnanti ed una per il custode e lo schema planimetrico avrebbe garantito tutte le comodità indispensabili alla vita di una casa, grazie ad un soggiorno, al bagno e ad una cucina. Il prezzo complessivo dell’opera ammontava a 43.550.000Lire suddivisi in 39.350.000Lire per i lavori in appalto e 4.200.000Lire per le somme a disposizione dell’Amministrazione.
Il 19 Settembre 1966, quando non era ancora chiaro se la scuola di Borgo Aquila e quella di Borgo Saladino sarebbero state realizzate, l’ERAS stipulò un contratto con l’ENEL per la fornitura di elettricità da destinare alle case coloniche dei P.R.157 e 244. Diversi progetti si susseguirono nel tempo  e videro coinvolto l’Ing. Antonio Lauria per la direzione dei lavori e la S.A.C.L.E. SPA di Roma per la realizzazione delle opere di trasmissione e distribuzione di energia elettrica.
Dal 21 Luglio 1967 e per gli anni successivi, l’Uff. Gestione Borghi comunicò al Servizio Ragioneria e Contabilità gli importi complessivi riguardanti il canone di gestione per manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti elettrici con «preghiera di provvedere al pagamento delle stesse in base alla deliberazione n.575 del 16 Giugno 1966».
Su segnalazione dell’Ufficio Borghi Rurali, un tecnico dell’ESA effettuò un sopralluogo  tra Tagliavia, Aquila e Saladino per constatare «le necessità e le deficienze» che soffriva la zona. Grazie alla collaborazione del Parroco e Superiore Don Tommaso Cubitosa, l’incaricato dell’Ente annotava nella sua relazione del 25 Marzo 1967 come nella zona risiedessero mediamente circa 300 persone che nel periodo estivo raddoppiavano. L’approvigionamento idrico era garantito da soli tre bevai di cui

due funzionanti ma la cui portata è assolutamente insufficiente. In particolare, Borgo Saladino è sprovvisto di acqua mentre esiste la condotta sino al bevaio; lo stesso dicasi per il Santuario mentre funziona un bevaio al Borgo Aquila ed un altro in località Ducotto.

L’alimentazione idrica che avveniva attraverso la sorgente “Guisina” — l’acquedotto fu finanziato con fondi della Cassa per il Mezzogiorno secondo l’intervento n.3917 — non solo non era sufficiente a soddisfare il fabbisogno della zona ma era carente «dal punto di vista igienico sia da quello della sicurezza da eventuali derivazioni abusive». La sorgente Catagnano che avrebbe potuto sopperire parzialmente alle necessità risultava «abbandonata per motivi che si sconoscono». Nella valutazione redatta non si tenne conto dell’approvigionamento per il numeroso bestiame che risiedeva nel comprensorio.
Il terzo paragrafo della relazione affrontava i problemi relativi alla viabilità: per raggiungere la zona si doveva percorrere la strada Scalilli – Tagliavia – Pietralunga che, oggi come allora, si presentava dissestata e mancante di manutenzione. Le stradine interpoderali di accesso ai nuclei di Borgo Aquila e di Borgo Saladino erano totalmente

prive di manto e la massicciata si presenta spesso impraticabile. Si ritiene di imputare tale stato alla mancanza di manutenzione straordinaria e ordinaria, alla mancanza di sorveglianza del transito (trattori cingolati) oltre ad un'adeguata serie di opere d'arte atte a prevenire l'erosione delle acque che invadono la sede stradale trasportando detriti e logorando la massicciata

Per scongiurare il veloce deterioramento delle strade fu proposto di attuare lavori di manutenzione, di difesa delle acque e di istituire un servizio di cantoniere.
Benchè fossero presenti le abitazioni coloniche e il Santuario di Tagliavia fosse un importante meta di pellegrinaggio, oltre ai problemi di viabilità l’area soffriva anche di mancanza di collegamenti. L’Azienda Siciliana Trasporti AST garantiva solo una corsa il Sabato — in seguito sospesa — ed il servizio postale e telefonico era inesistente. Tale situazione era insostenibile, pensando che il centro abitato più vicino era Corleone a 17km ed in caso di necessità o urgenza non era «possibile neppure chiedere i necessari soccorsi alle autorità od organi competenti». In base alla legge regionale n.368 del 20 Giugno 1966, la Parrocchia di Tagliavia aveva avviato le pratiche relative ma gli Enti interessati non avevano provveduto ai lavori di collegamento.
Tutti questi fattori incrementavano una forte sensazione di isolamento che poteva essere attenuata da alcuni servizi di assistenza. Dato che i progetti per le due scuole a servizio delle case coloniche non furono portati a termine, si auspicava l’istituzione “di corsi elementari da tenersi in locali esistenti (Santuario o case di assegnatari)” e di un «servizio sanitario svolto da un medico che si recasse in giorni stabiliti nella zona, almeno nei periodi di più intensa residenza che coincidono col periodo estivo e con quella della semina».
A concludere la relazione, le parole del tecnico dell’ESA riflettevano un malessere che non era proprio di Borgo Aquila, di Borgo Saladino e di Tagliavia ma era anzi diffuso sull’intero territorio siciliano soggetto a riforma: la mancanza di «infrastrutture essenziali per una vita civile e libera dal bisogno, in un periodo in cui la ricerca è volta — altrove — alla ricerca della civiltà del benessere» vietava l’insediamento stabile nelle campagne, favorendone anzi l’esodo.
Due anni più tardi, a descrivere la situazione e l’avanzamento delle opere di Riforma Agraria nella zona di Borgo Aquila, di Borgo Saladino e di Tagliavia fu la relazione del 27 Giugno 1969 presentata dal Geom. Liborio Marsala, lo stesso che nel 1961 fu incaricato di constatare le stato dei locali di Borgo Portella della Croce prima del collaudo ed in seguito le condizioni statiche di Borgo Borzellino, a pochi giorni dal terremoto del Belice del 1968. Nel documento diretto all’Ufficio Gestione Borghi dell’Ente, Marsala faceva notare come la situazione viaria fosse

in pessime condizioni di manutenzione, tuttavia da informazioni assunte da Direttore dell'Azienda Tagliavia e dal Parroco Pellerito, Superiore del Convento, sembra che il Consorzio di Bonifica dell'Alto e Medio Belice ha approntato una perizia di manutenzione straordinaria e quanto prima avranno inizio i lavori

In particolare, si osservava come

per quanto riguarda le strade poderali e di accesso ai borghi Aquila e Saladino entrambe costruite dall'Ente, il Centro ESA di Piana degli Albanesi è stato incaricato di effettuare la manutenzione ordinaria delle suddette strade e sono in corso i lavori a cura del predetto Centro; inoltre l'Ente ha provveduto alla nomina di un cantoniere, che ha già preso servizio per curare la manutenzione delle due strade interpoderali

Anche questa relazione, infine, dedicava un paragrafo all’assistenza della popolazione rurale. Nel 1969, si ribadiva ciò che fu descritto anche in precedenza: lo spopolamento delle campagne nei pressi delle contrade Tagliavia, Aquila e Saladino era già avviato da tempo e ciò non consentiva l’istituzione di eventuali corsi scolastici «in quanto non vi sono famiglie che vi risiedono stabilmente». Si constatava, dunque, che se alcuni problemi fossero in fase di soluzione, per altri invece era chiaro che la costruzione delle due scuole e di un ambulatorio medico non fosse la chiave di volta per invogliare gli assegnatari a risiedere nella zona. Era irrimediabilmente avviato il processo di spopolamento delle aree rurali che caratterizzò la seconda metà del Novecento.