borgo antonio bonsignore

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VacuaMoenia.net · Borgo Bonsignore

La cooperativa risulta in possesso di circa 1.246 ettari tra gli ex-feudi Strasatto, suddiviso in 94 quote; Camemi Inferiore, suddiviso in 182 quote; Aggregati di Belmonte, suddiviso in 68 quote; Corvo, suddiviso in 6 quote; Giardino di Poggio Diana, diviso in 2 quote. La parte più consistente del patrimonio fondiario è il feudo Santo Pietro, esteso per circa 500 ettari e suddiviso in 79 quote. Un complesso di terre del valore di quasi 5 milioni di Lire affidato agli agricoltori della zona che le hanno trasformate in giardini, vigneti, oliveti e che rappresentano ricchezza e benessere.

La cooperativa rimette in funzione un antico acquedotto e, grazie al supporto dell’Ente Vittorio Emanuele III per il Bonificamento della Sicilia, appronta un piano organico che tra le altre cose prevede la costruzione di 38 case coloniche. Un’altra importante attività è l’istituzione di un consorzio per la realizzazione di una strada interpoderale, di cui la cooperativa stessa ha curato il progetto esecutivo, il disbrigo delle pratiche e la realizzazione.

I soci chiedono «l’appoggio necessario» di Tassinari per completare le opere su tutto il comprensorio e trasformarlo in un «immenso giardino […] in mezzo al quale giganteggerà, stagliata nel cielo d’oro, la figura di FRANCESCO CRISPI, che saluta romanamente». Nonostante sia riconosciuta l’importanza dei lavori attuati dalla cooperativa, con nota n.7978 del 20 maggio 1940, l’Ispettore Agrario di Palermo Dondi non accoglie la richiesta di sussidio per le opere ultimate ne per quelle pianificate.

Il 2 dicembre 1939 l’architetto Donato Mendolia presenta all’Ente di Colonizzazione diretto da Nallo Mazzocchi Alemanni il progetto per Borgo Bonsignore, per un importo iniziale di 1.303.500Lire. Il 12 gennaio 1940 viene presentata la domanda di concessione per l’avvio dei lavori. Il 19 il Comitato Tecnico Provinciale per la Bonifica Integrale da il suo parere positivo ed il 24 gennaio il Comitato Tecnico Amministrativo (CTA) del Provveditorato alle Opere Pubbliche esprime con voto n.3145 sull’ammissibilità del progetto, salvo «l’introduzione […] di alcune modifiche di natura tecnica e l’osservanza di alcune prescrizioni». In particolare, viene richiesto di modificare alcuni materiali per la muratura e propone di rivedere la spesa prevista per la fognatura e la condotta idrica, facendo aumentare le spese complessiva a 1.451.600Lire.

Tra i lavori anche quello di spostare il borgo in un luogo più riparato dall’azione dei venti. Si deve provvedere dunque a movimenti di terra per la formazione del piazzale d’impianto del complesso dei fabbricati, a uno sviluppo maggiore della strada di accesso e ad una maggiore spesa relative alle espropriazioni. A questo si aggiunge la previsione di ulteriori lavori per le opere di captazione e distribuzione dell’acqua potabile nei vari edifici.

L’elaborato è approvato ai sensi del Testo Unico 215/1933 ed i lavori sono dichiarati urgenti ed indifferibili per effetto dell’art. 39 del Regio Decreto 422/1923. Da queste considerazioni, col decreto di concessione n.1819 del 5 marzo 1940 e col successivo decreto n.5729 del 18 agosto 1941, vengono avviate le pratiche per l’inizio del cantiere di Borgo Bonsignore e designato come collaudatore Tommaso Lo Cascio, un ex ispettore capo delle ferrovie.

A seguito di trattative intercorse tra l’Ente di Colonizzazione del Latifondo Siciliano e la Società Ferrobeton – la stessa che ha realizzato Borgo Guttadauro e Borgo Rizza – si procede alla consegna dei lavori il 6 gennaio 1940 e si stabilisce in 146 giorni la data di completamento delle opere ovvero il 31 maggio. A fine ottobre, l’Impresa comunica all’Ente che «aveva in massima compiuto i lavori, tranne quelli della strada di accesso e taluna parte dei lavori di sistemazione esterna, relativa a marciapiedi ed al piazzale» a causa delle forti pioggie. Mancando ancora la pompa occorrente per completare l’impianto di sollevamento, viene chiesta un’ultima proroga al 15 dicembre 1940 che però viene rigettata e indicato il 30 novembre come termine ultimo e improrogabile per la definitiva consegna.

Andando nel dettaglio del progetto di Mendolia, la zona scelta per la fondazione si trova a circa 8km da Ribera, nella distesa collinosa tra i fiumi Platani e Magazzolo e distante poco meno di un chilometro dal mare. Il terreno di fondazione risulta pianeggiante e l’accesso al borgo è garantito da una stradella lunga circa 500 metri che si distacca dalla nuova interpoderale. Gli edifici di servizio si affacciano su un’unica piazza quasi quadrata, sistemata allo sbocco della strada di accesso. Il progetto prevede la costruzione della

  • chiesa e della casa del parroco;
  • scuola con alloggio per due maestre;
  • sede delle organizzazioni fasciste, collegata al fabbricato per botteghe e per artigiani con relativi alloggi;
  • sede per la collettoria postale con telefono ed alloggio per il ricevitore, abbinata con la stazione dei Carabinieri;
  • dispensario medico con alloggio per il sanitario e per un infermiere;
  • fabbricato per gli uffici dell’Ente di Colonizzazione
  • locali per la trattoria e rivendita di generi diversi con alloggio per la famiglia del trattore e con una camera eventualmente da affittare;


Giungendo al borgo, si è accolti dalla scuola e dalla casa del fascio con la torre littoria in asse; sulla destra si trova la chiesa ed il dispensario medico mentre sul lato opposto si trova il fabbricato con le botteghe e quello per l’ufficio dell’Ente. Sul lato della piazza, comune con la via principale di transito ed all’incrocio con la via di accesso, è presente l’ufficio postale con annessa caserma e, di fronte, la Trattoria del Gallo.

La chiesa è a pianta rettangolare e dalla parte laterale destra, in fondo, è in comunicazione con la sacrestia e con l’abitazione del parroco al pianterreno. Il primo piano è adibito ad ospitare due camere, cucina, bagno e disimpegno. A decorare l’abside sono gli affreschi del pittore Alfonso Amorelli che era stato ingaggiato anche per Borgo Fazio e Borgo Rizza. Le formelle in terracotta che ancora oggi si trovano nella trattoria e nella scuola sono opera dell’artista Salvatore Alberghina. È utile riportare le parole dello stesso Amorelli che, nel diario autobiografico Il tempo vola, pubblicato nel 1970, racconta: «In Sicilia nascevano i borghi rurali […]. Chiese, case del fascio. Mancava acqua, strade e la luce; ma non gli affreschi ed il fondatore dell’impero a cavallo».

La scuola, a solo pianterreno, dispone di due aule con portico, spogliatoio, corridoio di disimpegno e alloggio per due maestre. La sede delle organizzazioni del P.N.F. è a due piani; al pian terreno trova posto un’ampia sala per riunioni e conferenze, nonchè i locali per la G.I.L., per l’O.N.D. e per i sindacati; al piano superiore sono presenti le camere del segretario e del delegato podestarile. Collegato a questo fabbricato, sorge l’edificio a due piani per botteghe e artigiani composto da un ambiente per un barbiere-sarto, per il maniscalco, per il falegname carradore e per il calzolaio sellaio; al secondo piano si trovano gli alloggi per le famiglie.

Il fabbricato postale e la caserma si compongono di una collettoria con la camera per gli impiegati e il pubblico mentre dall’altra parte dello stabile sono ospitati gli uffici dei Carabinieri con mensa, dormitorio, cucina, cessi, camere. Al piano elevato si trova, invece, l’alloggio per il ricevitore con tre camere e terrazza. Il dispensario medico è composta da una sala d’aspetto, una camera per le visite, cucina, alloggio per l’infermiere e bagno; al piano superiore trova spazio l’alloggio del medico.

L’edificio dell’Ente è a due piani e consta di una sala d’aspetto, un ufficio, un’autorimessa ed un locale per il custode del borgo. Il piano superiore è dedicato ad accogliere tre camere per l’alloggio dei funzionari. Infine, la trattoria è a due piani: a pian terreno si trova il locale ristorante, la rivendita alimentare e un ampio porticato in legno, oltre i bagni e la cucina. Il piano superiore è provvisto della camera per il trattore ed un’altra da affittare.

Queste le considerazione di carattere tecnico-architettonico ma sono le parole di Maria Accascina che descrivono puntualmente le sensazioni che si possono provare arrivando a Borgo Bonsignore. In un articolo del 4 febbraio 1940 scritto per il Giornale di Sicilia in occasione della Mostra del Latifondo e dell’istruzione agraria di Palermo tenutasi al Teatro Massimo dove, passando in rassegna i plastici dei nuovi borghi rurali, l’Accascina si sofferma sull’opera di Mendolia notando che grazie al «far arte e non edilizia» sono state trovate «risoluzioni felici nel campo tecnico». È nel testo scritto per la rivista Architettura nel 1941, però, che la studiosa esprime la sua passione per il progetto attuato dal fascismo, «delineando – come nota Maria Luisa Madonna – la geografia del latifondo, espressione della diversità delle culture della Sicilia».

Sorto su «una pianura ampia e colma di mille ardori germinativi», Borgo Bonsignore risulta come un avamposto «di guardia sul mare e sulla terra». Ad elogiare l’opera di Mendolia è anche Marcolo Colonna ne Il popolo di Sicilia del marzo 1940 che racconta come

laggiù a pochi passi dalla foce del Platani, tesa verso il Mediterraneo, la punta rocciosa di Capo Bianco, che ha visto sulla sua non vasta piattaforma nascere e succedersi la sicana città di Mecara e la fenicia Ras Meekarth, la greca Minoa figlia di Selinunte e infine la spartana Eraclea, tace. Con ciò è chiaro che acconsente benevolmente ad avere per vicino questo nuovo centro di vita il quale, se non offrirà lo splendore delle antiche città, avraà dinanzi ai suoi occhi di pietra il merito nuovo di far rinascere la terra che lo circonda e di moltiplicargliene sopra i frutti e gli abitanti.

Su queste premesse ideali, Donato Mendolia aveva impostato il proprio progetto, recuperando matrici mediterranee a più vasto raggio. Il pattern dell’impianto urbano, basato sul quadrato della piazza centrale con una fontana rotonda al centro da cui partono le direttrici territoriali, evoca – come nota ancora Madonna – i presidios spagnoli del New Mexico, con suggestioni derivate dalle piazze quadrate e porticate delle bastides.

Il posizionamento del borgo si trova al vertice di un triangolo che unisce i paesi di Ribera e Cattolica Eraclea, città di fondazione seicentesche, e induce ad una riflessione sul rapporto tra la piazza fascista e la pianificazione nella Sicilia Vicereale che vide nel Seicento e Settecento la fondazione baronale di numerose città tese a regolare lo sfruttamento agricolo.

Viene da pensare ad una continuità storicista da parte degli architetti coinvolti nelle opere pubbliche rurali, attenti alle realtà storiche locali sia urbanistiche che architettoniche, con atteggiamento non dissimile da quello di altri protagonisti del regime, quali Piccinato o Giovannoni. Borgo Antonio Bonsignore, in particolare, evidenzia una spiccata correlazione nell’impianto quadrato della piazza chiusa, su cui si affacciano i vari fabbricati.

La piazza, quindi, come nodo semplificato su cui si basano i nuovi borghi rurali, è al centro di una urbanizzazione coronata di edifici, creando uno schema frammentato e diffuso nel latifondo quotizzato a cui si collega attraverso le strade che partono dal centro in una ragnatela di percorsi campestri.

Un asse ideale unisce la diagonale del quadrato, definito dalla stessa piazza, con i due elementi emergenti delle sedi delle rappresentanze religiose e civile: la torre arengaria – che rafforza l’edificio del Partito posto a chiudere un lato della piazza in continuità con le botteghe artigiane sottolineata dai portici intercomunicanti e dalla serialità delle finestre, in modo del tutto simile al linguaggio architettonico voluto dagli architetti Petrucci, Tufaroli e dagli ingegneri Emanuele Filiberto Paolini e Riccardo Silenzi ad Aprilia in agro Pontino – dialoga con la facciata a campanile della chiesa che oppone tra l’altro all’arcone stradale un arco allungato sul portale, mentre la serialità delle aperture circolari che ne fasciano il volume, dialoga con le aperture della Casa del Fascio e delle case artigiane.

Ma a chi era intitolato il nuovo centro rurale? Antonio Bonsignore nasce il 3 febbraio 1896 ad Agrigento da Angelo e Giuseppina Fifì. È stato capitano dei Carabinieri Reali presso la prima banda autocarrata. Partecipa alla Prima guerra mondiale col 10° reggimento bersaglieri in Albania dal novembre 1916 al novembre 1918 raggiungendo il grado di tenente di complemento. Nel 1920 passa nell’Arma dei Carabinieri col proprio grado e in Sicilia nel 1927 si merita due encomi dal Comando Generale. Promosso capitano nel 1933, gli viene affidato il comando della compagnia di Ozieri e nel dicembre quello della compagnia di Camerino. Il 25 febbraio 1936 parte volontario per la Somalia dove verrà ucciso il 24 aprile successivo.

Veduti i pareri espressi dal commissario prefettizio per la temporanea amministrazione del comune di Ribera e dal vice presidente della provincia di Agrigento, con le rispettive deliberazioni del 9 e 11 novembre 1940 e veduto l’art. 266 del testo unico della legge comunale e provinciale, approvato con decreto 3 marzo 1934, n. 383, viene promulgato il Regio Decreto 9 dicembre 1940, n. 1975 con cui si decide di attribuire alla memoria di Bonsignore il nuovo centro rurale di C.da Santo Pietro.

Per due volte, con la pistola in pugno, al grido di Savoia, si slanciava, primo fra tutti, all’assalto di fortissimi trinceramenti, infliggendo notevoli perdite al nemico e costringendolo a ripiegare.

Ferito gravemente ad un fianco, raccoglieva tutte le sue forze per sostenersi, trascinarsi e non cadere e, rifiutando ogni soccorso, continuava a guidare e ad incitare i suoi carabinieri finché, colpito in fronte, rimaneva fulminato mentre la sua centuria invadeva le posizioni nemiche.

Primo nell’assalto e primo nella morte, esponendosi volontariamente all’estremo sacrificio, dette col suo mirabile esempio, eroico impulso a tutti i carabinieri della banda, determinando in essi una gara di eroismi individuali. Raro e mirabile esempio di alte virtù militari.

Per dimostrare il proprio impegno nelle opere di colonizzazione, la Cooperativa La Bonifica il 14 ottobre 1939 presenta il progetto per 21 case coloniche da far sorgere sui poderi delle contrade Santo Pietro e Camemi Inferiore. Per le nuove abitazioni la spesa prevista dall’ispettorato agrario con nota n.1200 del 22 gennaio è di 1.260.000Lire e fissa il termine per la conclusione dei lavori al 31 agosto 1941. I lavori ottengono il finanziamento del 38% a carico dello Stato secondo quanto stabilito dal Testo Unico del 1933 e vengono collaudate tra il giugno 1941 e l’agosto 1942.

In un articolo de L’Ora del 21 ottobre 1939, oltre alla descrizione della «trasformazione agraria dell’isola» attraverso l’istituzione di nuove unità poderali, la bonifica «umana e terriera», si cita anche la realizzazione delle prime quattro case coloniche. Grazie ai diversi progetti preparati dall’ECLS sotto la guida dell’architetto Giuseppe Guercio, la Cooperativa La Bonifica di Ribera può vantare il completamento della prima abitazione, pronta ad ospitare i coloni.

Le altre tre, invece, sorgono nella zona di Caltanissetta per opera della Cooperativa La Furia. Queste prime case recano le insegne lapidee «con i primi quattro termini della numerazione che identificherà nei secoli la ciclopica opera della colonizzazione siciliana». Saranno 2507 le case ultimate al 18 dicembre 1940, giorno del viaggio inaugurale dei primi otto borghi rurali della Sicilia.

Nonostante la fondazione sia variata per proteggere il borgo dalla malaria, il 30 luglio 1941 l’Ente da incarico all’Impresa Orlando Marino di Palermo di provvedere all’esecuzione di alcuni telai, provvisti di rete metallica, da applicare alle finestre, porte e verande delle abitazioni e nella casa del podere dimostrativo per la protezione contro la puntura della zanzara anofele. La spesa, da imputare al fondo di anticipazione del Provveditorato alle Opere Pubbliche per la lotta antimalarica nelle zone latifondistiche dell’isola, risulta essere di 15 mila Lire.

Con voto n.5943 del 13 febbraio 1943, il Provveditorato di Palermo trasmette al CTA, per parere ed esame, la domanda di concessione dell’Ente, la perizia suppletiva ed il verbale dei nuovi prezzi del 27 ottobre 1940, verbale che era stato stipulato con la Ferrobeton e sul quale, il Comitato, con precedente voto del 10 aprile 1942, n.5120, manifesta il parere di dover rivedere le stime dei prezzi e di dover allegare i computi metrici relativi. Pertanto, in dipendenza di tali modifiche, l’importo ammonta a 563.060Lire, approvato con decreto dell’Alto Commissariato per la Sicilia n.942 Uff. S.A.R./2 del 10 settembre 1945.

La spesa finale per i lavori inerenti e accessori a Borgo Bonsignore ammonta a 1.867.915Lire che comprendono la perizia principale e quella suppletiva a cui si devono aggiungere 136.131Lire per la realizzazione delle opere di competenza privata, per la strada di accesso ed ulteriori 48.874Lire per l’espropriazioni da corrispondere alla ditta Borzellino.

Il 2 gennaio 1945, viene firmato il decreto di concessione n.1289 per le botteghe artigiani, la rivendita e la trattoria, in base al progetto redatto il 16 giugno 1944 per l’importo di 501.000Lire, compresa l’aliquota del 6% per le spese generali. Nella relazione, Mendolia descrive accuratamente gli edifici, studiati in modo da «risultare armonici con il resto» del borgo.

Ogni bottega ha sul davanti un porticato rustico in mattoni che si collega con un’ampia arcata alla Delegazione Municipale e «viene a creare un passaggio protetto dalle intemperie ed un luogo di sosta, inquadrando nello stesso tempo un angolo della piazza». La trattoria, oltre ai locali interni, ha «come accessorio un’ampia terrazza a livello del piano rialzato, contornata da pilastri sorreggenti un pergolato, dove possono essere sistemati i tavoli, per consumare i pasti all’aperto».

In un memorandum del 4 luglio 1942 scritto dal Prefetto di Agrigento sui danneggiamenti causati alle strutture da alcune divisioni dell’esercito – anche Borgo Giuliano e Borgo Rizza hanno risentito del passaggio della guerra tra le loro strade – ci si può rendere meglio conto dei fatti. A seguito di un’ispezione eseguita,

è risultato che alcuni reparti militari, e precisamente la 620° Compagnia mitraglieri – Guardia alla Frontiera – il Comandante della 3° Compagnia del 420°Btgl M.T. e un gruppo per la sorveglianza antiparacadutisti, hanno occupato diversi locali ed alloggi […], senza alcun preavviso e senza il prescritto decreto di requisizione.

Si fa poi notare che oltre ai danni materiali, a risentirne è anche il

funzionamento del Borgo, che non può mantenere e sviluppare i servizi necessari, per la deficienza degli alloggi e degli uffici, la cui originaria angustia si è ora insostenibilmente aggravata fino al punto che molti degli impiegati adetti […] hanno abbandonato il Borgo, perchè malamente sistemati, o addirittura privi di alloggio.

Tale stato di cose danneggia sensibilmente l’opera dell’Ente in una zona d’intenso appoderamento, già popolata da numerose famiglie coloniche, alle quali occorre dare – specie in questo periodo di incertezze iniziali – la garanzia di un perfetto funzionamento dei vari servizi e la più ampia assistenza.

Pertanto, il Ministro dell’Agricoltura Carlo Pareschi chiede al Ministero della Guerra di disporre che «gli edifici costruiti nei borghi del latifondo siano lasciati alle loro normali funzioni». La risposta arriva quando ormai il regime sta per cadere e gli americani si stanno preparando per lo sbarco del luglio 1943. Dagli uffici ministeriali si comunica che è «impossibile trasferire altrove i reparti che sono accantonati nei locali occupati» ma viene assicurato comunque che si terrà conto delle «necessità prospettate ove in avvenire se ne presentasse l’opportunità».

Dopo i profondi cambiamenti politici e lo stato di confusione dettato dalla guerra, solo nel marzo 1945 l’ECLS decide di eseguire le riparazioni, rese improrogabili sia per evitare ulteriori danni che per consentire un minimo di abilità ai vari edifici. Il 12 aprile, l’Ente affida all’Impresa Geom. D’Amico Michele l’esecuzione delle opere in parola per una spesa di 55.000Lire, opere ultimate nel maggio successivo.

Un ulteriore progetto del 19 giugno dell’importo di 387.000Lire viene approvato con Decreto dell’Alto Commissariato (istituito con Regio Decreto 18 marzo 1944 n.91) n.1227/S.A.R./2 dell’11 settembre 1945 per la riparazione dei danni causati dal conflitto. Questa volta a vincere la gara d’appalto è l’Impresa Russo Silvestre in base al contratto del 29 ottobre 1945.

Con deliberazione n. 347 del 2 maggio 1946, l’ECLS ora diretto dal comunista Mario Ovazza approva la perizia redatta dal Servizio Ingegneria dell’Ente in data 18 febbraio per i lavori di rafforzamento della caserma dei Carabinieri di Borgo Bonsignore per un importo di 290.500Lire, compresa l’aliquota del 14% per le spese generali ed oneri vari. In base agli articoli 5 e 9 del R.D. 247/1940, i lavori si considerano urgenti e sono approvati con i voti del CTA del 31 gennaio 1947 n.13288, del Comitato per la Bonifica Integrale e del Decreto Assessoriale n.4/7924 del 16 settembre.

Il 14 maggio 1947 viene effettuata la visita di collaudo dell’intero centro rurale alla presenza, tra gli altri, dell’Ing. Filippo Pasquini, dell’Ing. Ignazio di Gloria, dell’Arch. Donato Mendolia e dell’Ing. Filippo Carenzia procuratore della Ferrobeton di Roma. Il risultato dell’indagine rileva la «esatta corrispondenza con le varie dimensioni riportate nella contabilità e che l’esecuzione delle opere in genere risponde alle buone regole dell’arte» nonostante le alterazioni e avarie a locali e oggetti, dovute all’occupazione delle truppe militari e ai mitragliamenti.

Tuttavia, le opere non vengono avviate per l’aumento dei costi, intercorso tra il momento della «redazione della perizia e la notifica del decreto di concessione». Alla luce di ciò, Rosario Corona, nuovo commissario dell’Ente, richiede e ottiene la revoca del decreto, asserendo che i lavori non rientrano nei programmi di spesa dei lavori pubblici, venendo persino meno l’utilità di una stazione di pubblica sicurezza. Stessa sorte tocca alle caserme di Borgo Lupo, di Borgo Fazio, di Borgo Bassi, di Borgo Schirò, di Borgo Guttadauro, di Borgo Rizza e di Borgo Gattuso – Petilia dove le imprese, benchè vincitrici di appalto e sollecitate più volte per i ritardi, non hanno avviato mai i cantieri.

Con voto n.21100 del 10 settembre del CTA del Provveditorato e con decreto n.5359 del 29 ottobre 1948, l’Ente riceve in concessione i lavori per un importo di 580.000Lire per la manutenzione ordinaria di Borgo Bonsignore. L’Impresa Silvestre Russo si aggiudica l’appalto con contratto del 16 marzo 1949 e conclude il proprio lavoro il 20 maggio, eseguendo le opere in modo corretto e affine a quanto indicato nei computi, così come accertato dal verbale di collaudo.

In occasione delle visite effettuate nel 1949 dalla commissione di tecnici americani ai borghi costruiti per la colonizzazione del latifondo, la Cooperativa La Bonifica riceve dall’Ente l’incarico di eseguire alcune opere urgenti: sistemazioni stradali, pulizia della piazza e delle adiacenze al centro rurale; imbiancature dei locali e degli edifici; riparazioni varie; collocazioni di vetri ed infissi.

In seguito all’esame americano, l’ECLS stila un progetto per il definitivo completamento di Borgo Bonsignore che a quella data soddisfa le prescrizioni del Decreto 11255/1941 sulle caratteristiche di un borgo di tipo A. Grazie ai fondi messi a disposizione dall’ERP (European Recovery Program), conosciuto anche come Piano Marshall, vengono stanziati 50 milioni di Lire per i lavori di ripristino dei servizi primari nei borghi Schirò, Cascino, Fazio e Bonsignore.

Tra questi rientra anche il rimboschimento ed il consolidamento di 34 ettari di superficie dunosa che interessano la zona litoranea del territorio di Borgo Bonsignore. Così, il 18 marzo 1949 il Dr. Vincenzo Lazzaro Papà redige una relazione in cui illustra i benefeci economici e igienico-sociali.

Con il consolidamento, incespugliamento e rimboschimento delle sabbie marine, si ha, come prima e diretta conseguenza, oltre che il riscatto di dette sabbie alla coltura forestale, anche la eliminazione di orlature dunose che sono motivo di ristagni d’acqua e, quindi, di fomiti di malaria.

Simili lavori mirano, altresì, a salvaguardare le vaste colture retrostanti […] dalla violenza dei venti, incrementando, quindi, l’attuale reddito. Tale assunto, economico e igienico, consentirà, in definitiva, la valorizzazione del Borgo Bonsignore, in quanto le famiglie rurali – ivi dislocate – trovando nel nuovo ambiente, condizioni di vita salubri, si attaccheranno sempre più alla terra, a tutto vantaggio della economia agaria locale.

Grazie al Decreto del Presidente della Repubblica n.1191 del 17 novembre 1950, si riconosce agli effetti civili, il decreto del Vesco di Agrigento Giovanni Battista Peruzzo in data 18 novembre 1947, relativo all’erezione della parrocchia di San Pietro Apostolo di Borgo Bonsignore.

Su sollecito del Sacerdote Ferraro, parroco del centro, con una nota del 26 febbraio 1951, l’Ing. Pasquini informa il Presidente Rosario Corona della necessità di approntare una perizia per la manutenzione straordinaria degli edifici di competenza statale. Il documento è redatto il 19 dicembre 1950 dall’Ing. Romolo Ferrara per una spesa di 3.400.000Lire, ricavati dal residuo dei quaranta milioni già stanziati per l’esercizio finanziario 1948-49 per l’esecuzione dei lavori di completamento di un sottoborgo tra Ribera e Montallegro.

Di questa opera si trova traccia nel programma di opere pubbliche da eseguire tra il 1941 ed il 1942 in cui risultano, tra gli altri, anche le proposte per un borgo ed un sottoborgo in c.da Burrainiti ed un sottoborgo tra Licata e Palma di Montechiaro nei pressi della Stazione Scifitelli sulla linea a scartamento ridotto tra Agrigento Bassa e Licata. Le spese previste per i sottoborghi sono state fissate a 450.000Lire ciascuno mentre per il borgo a quattro milioni. Tutte queste opere, però, non sono mai state realizzate.

Un’altra perizia viene redatta per l’approvvigionamento idrico del centro e della zona di influenza per una spesa di 11.150.000Lire in data 28 novembre 1951.

Dopo un lungo iter, prima il Provveditorato con voto n.3929 del 16 ottobre, poi il Comitato Tecnico per la Bonifica Integrale di Agrigento con parere dell’8 settembre e dopo l’Assessorato Agricoltura e Foreste con Decreto n.2/10030 del 12 dicembre 1951 approvano le sole opere di riparazione. Il 6 febbraio 1952, la gara d’appalto assegna nuovamente all’Impresa Russo i lavori che hanno durata di tre mesi – dal 28 maggio al 28 agosto 1952 – per una spesa totale di quasi tre milioni di Lire al netto del ribasso d’asta del 9%.

Aderendo alla proposta del Provveditore con nota n.57516 del 27 dicembre 1953, l’Assessorato nomina l’Ing. Osvaldo Giorgi del Genio Civile di Trapani per effettuare il collaudo che avviene il 17 marzo 1954 in cui si riscontra che tutte le opere – coloritura, fornitura di infissi e tinteggiatura, rifacimento dei tetti e installazione di tegole – sono state eseguite «a regola d’arte».

Con il voto n.30658 del primo dicembre 1953, il CTA approva il Piano Generale di Bonifica del comprensorio di acceleramento di Borgo Bonsignore. Il progetto viene presentato già in data 2 agosto 1950 ma viene in prima lettura rigettato per motivi tecnico-agrari. Una volta revisionato, il piano ottiene un finanziamento di 981.650.000Lire da investire negli oltre 4 mila ettari ricadenti nel più ampio comprensorio di bonifica delle Valli del Platani e del Tumarrano, delimitato con Decreto Legge n.1744 del 31 dicembre 1947. Il territorio, fino ad allora, offriva «scarsissima possibilità di coltura intensiva e di abitazione stabile degli agricoltori».

Il documento prevede, quindi, di risolvere il paludismo dovuto alla permanenza di acque stagnanti del laghetto Gorgo che rende questa zona «una delle più malariche dell’isola», di risolvere la mancanza di acqua dolce per l’irrigazione, di realizzare strade poderali e interpoderali, di procurare un’assitenza sanitaria adeguata grazie a un’idonea attrezzatura di pronto soccorso a Borgo Bonsignore.

L’ampliamento del centro rurale interessa il centro sanitario, la costruzione di un centro veterinario con ambulatorio, un fabbricato per 4 alloggi degli impiegati del comune ed il completamento della Caserma e della strada di accesso, oltre ad altri interventi di arredo urbano. Il piano viene approvato definitivamente solo il 7 maggio 1956, grazie alla delibera n.4/336 e del voto n.35 del 9 gennaio del Comitato Regionale per la Bonifica.

Nonostante la manutenzione effettuata sulla rete idrica di Borgo Bonsignore, tra l’agosto 1953 ed il luglio 1954 altri problemi affliggono la vita del centro agricolo. Per venire incontro alle necessità delle famiglie residenti, occore riparare i serbatoi collocati sulla torre municipale, installare un rubinetto di arresto e un tubo di scarico per assicurare il perfetto deflusso delle acque piovane. Inoltre, su segnalazione del Sindaco di Ribera, si fa notare all’ERAS (Ente di Riforma Agraria per la Sicilia), succeduto all’ECLS, che

le radici di un platano posto adiacente la sede predetta [si fa riferimento alla sede municipale, n.d.r], hanno rotto la tubolatura di eternit che alimenta la rete idrica e minaccia di inserirsi nelle murature di fondazioni, con possibile danno alle costruzioni.

In una nota del 4 settembre 1954 sulle attività presenti nei diversi borghi rurali dell’isola, il Capo Servizio Amministrativo dell’ERAS, rileva che nel centro agrigentino numerosi servizi sono attivi grazie ai fondi ERP stanziati. Nel borgo risultano presenti: il delegato municipale, l’applicato di segreteria, il bidello-messo; il sacerdote ed il sacrestano; il medico e l’infermiere; l’insgnante; il barbiere. Sono funzionanti anche il barbiere; lo spaccio; la posta; il cinema e la biblioteca.

Nell’ottobre 1954, il Servizio Edilizia dell’ERAS, data l’urgenze dei lavori, provvede all’anticipo di 50.000Lire per le opere idriche del centro. A curare i lavori sono il Geom. Salvatore Spataro con l’assistenza di Vincenzo Troia. Tuttavia, le opere si bloccano a causa delle numerose «missioni per il disbrigo di pratiche a carattere urgente richieste dall’Assessorato» allo stesso Spataro.

Va detto che Borgo Bonsignore, come tutti i borghi rurali coevi, è stato costruito con materiali scadenti o facilmente usurabili, a causa del divieto di ferro e cemento durante il periodo di guerra. Inoltre, come già riportato, per le «modeste disponibilità finanziarie, vennero eseguite alcune urgenti ma limitate opere di manutenzione senza poter provvedere alla completa esecuzione di tutti i lavori necessari a fronteggiare il degrado di tutti i fabbricati».

Viene, quindi, redatta il 3 giugno 1958 e curata dall’Ing. Pietro Bonaccorso una relazione che riguarda principalmente la strada di accesso, l’acquedotto, la sistemazione della piazza e delle strade interne, la rete idrica e la fognatura, gli arredamenti della scuola, delle poste, della delegazione municipale, dell’ufficio dell’Ente e dell’ambulatorio medico. La parte più consistente del finanziamento, oltre 36 milioni di Lire, è dedicata alla manutenzione dei vari edifici con interventi di riparazione, sostituzione e revisioni di impianti e apparecchiature.

Il 17 aprile 1962, a causa delle modificata condizioni statiche degli edifci del borgo, lo stesso Imburgia presenta una perizia di variante e supplettiva, approvata dall’Assessorato Agricoltura e Foreste il 7 dicembre 1963 per un importo di 4.888.215Lire e ritenuta indifferibile e urgente in base a quanto stabilito dalla Legge 2359/1865. Inoltre, riprendendo il Piano Generale di Bonifica, viene riproposto un ampliamento della casa sanitaria, la realizzazione di un centro veterinario alle spalle delle botteghe e di un fabbricato con quattro alloggi. Questi ultimi interventi sono rimasti su carta e non andarono mai oltre la fase progettuale.

In base alla Legge 890/1942, il 23 settembre 1971 si avvia l’iter per il passaggio del centro rurale al comune di Ribera che deve garantire il vincolo dell’uso perpetuo di pubblica utilità. Quest’indicazione non trova seguito però nelle delibere comunali così che il borgo rimane nella disponibilità del demanio regionale.

Dagli anni Settanta, si susseguono occupazioni, rimaneggiamenti e lavori su alcuni edifici ma viene riconosciuto dall’ESA (Ente di Sviluppo agricolo, nato nel 1965), in un documento firmato dall’Ing. Angelo Morello responsabile dell’Ufficio Borghi Rurali, che «la concessione in uso provvisorio a titolo oneroso dei locali disponibili, nelle more di una loro diversa destinazione pubblica, può essere un metodo, a Borgo Bonsignore come in altre situazioni analoghe, per favorire la conservazione» delle strutture. Si fa presente, inoltre, che «l’Ufficio Adempimenti in materia di Riforma Agraria del Servizio Patrimonio, potrebbe avviare l’iter per la concessione con procedure di evidenza pubblica, valutando, caso per caso, l’attuale situazione (consistenza, occupazione abusiva, presenza di vecchie concessioni) e le possibilità di utilizzo».

Nel 2011, inserito nella “Via dei borghi“, progetto curato dallo stesso Ente, Borgo Bonsignore riceve un finanziamento per la sua valorizzazione di oltre 3 milioni di Euro in «funzione della priorità di intervento attribuita per il finanziamento con i fondi delle misure dell’Asse 3 del P.S.R. Sicilia 2007/2013». La rilevanza turistico-economica del piano è sostenuta dal fatto che il borgo riberese si trova

al centro di un’area a fortissima vocazione turistica nella quale risultano insediate diverse strutture alberghiere anche di grande livello internazionale.

Il Borgo è il baricentro di questo notevole patrimonio naturale e paesaggistico e a pochi chilometri dai suddetti insediamenti turistici; posizione, questa, dalla quale non si può prescindere ove si parli di “valorizzazione” del Borgo. L’utilizzazione del Borgo, pertanto, non può non passare attraverso un’attività di raccordo con le predette strutture al fine di costruire un rapporto reale e stabile tra gli ospiti e il territorio (inteso quest’ultimo come l’insieme delle risorse naturali, umane, agricole).

È necessario, comunque, stabilire con certezza quale destinazione l’Ente intende dare a Borgo Bonsignore, fermo restando che se “la stagione delle cessioni gratis e senza ritorno alcuno” dei beni dell’Ente dovrà continuare all’infinito è bene individuare immediatamente l’Ente gestore che potrebbe provvedere direttamente a mettere in atto gli interventi mirati che si riterranno utili. Ecco, allora, alcune proposte per la valorizzazione del Borgo:

  • I locali dell’Ente potrebbero essere utilizzati da un costituendo nucleo
    operativo , composto da personale dell’Ente, che, opportunamente
    formato, rappresenti un punto di riferimento per le strutture turistico-
    alberghiere esistenti, per le scuole, per le comitive interessate alla
    conoscenza del territorio mediante visite guidate alle aziende agricole, alle
    riserve naturali, alla degustazione dei diversi prodotti e quant’altro.
  • La piazza principale, che già in estate è utilizzata per diverse
    manifestazioni culturali e ludiche, potrebbe utilmente prestarsi
    all’organizzazione di eventi vari (mostre-mercato o altro) a valenza
    regionale, debitamente supportate da appropriate forme di comunicazione
    (stampa, spot radio-televisive etc).
  • La chiesa, in ottimo stato di conservazione, potrebbe utilmente essere
    utilizzata per l’organizzazione di incontri e convegni tematici che mettano al
    centro la valorizzazione del territorio considerato nella sua unità
    complessiva.
  • Nella considerazione che il Borgo fosse nella piena disponibilità dell’Ente, si
    potrebbe utilizzare lo stesso per la realizzazione di una vetrina dei
    prodotti tipici dell’agricoltura e dell’artigianato del territorio: ad ogni
    azienda si affiderebbe un locale che potrebbe essere utilizzato sia per la
    presentazione e degustazione dei prodotti che per la vendita degli stessi
    (arance, olio extravergine di oliva, vino, conserve, marmellate, ceramiche,
    prodotti ittico-conservieri, prodotti dell’artigianato tradizionale locale etc).
    Conclusivamente, si sottolinea che le proposte testè formulate hanno
    necessariamente carattere generale non conoscendo lo scrivente né le intenzioni
    né i programmi dell’Ente; in ogni caso, qualora l’Ente volesse prenderle, in tutto o
    in parte, in considerazione sarà necessario porre al centro dell’attenzione il
    coinvolgimento degli Enti e/o associazioni che operano sul territorio: gli
    albergatori, l’Ente forestale, i gestori delle riserve, i Comuni, i consorzi di tutela, le
    cooperative, i produttori agricoli, gli artigiani, le scuole e comunque tutti gli
    operatori del settore a vario titolo interessati.

Passano gli anni e tra un evento organizzato da Google e i concerti estivi fondamentali per l’identità della piccola ma vivace comunità locale, Borgo Bonsignore tra il 2022 ed il 2024 subisce un’opera di riqualificazione profonda, seguendo le indicazioni espresse da Mendolia nei suoi progetti. Nei primi mesi del 2025, la Regione Sicilia propone una manifestazione di interesse per partenariato pubblico-privato per la manutenzione e gestione trentennale.

Ad oggi, Borgo Bonsignore sembra sospeso in un’attesa brechtiana dove a risuonare tra le vie e le arcate dei suoi edifici è il silenzio e la desolazione di chi qui tutto ha lasciato e che spera, un giorno, di poter recuperare.

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