Borgo Baccarato

Borgo Baccarato – Salioni ricade nel territorio di Aidone, in Provincia di Enna, e fu voluto dall’Ente di Riforma Agraria (ERAS) per servire una zona a vocazione fortemente agricola in cui, fino agli anni ’70 dello scorso secolo, era attiva l’omonima miniera di zolfo. Il centro rurale, ubicato all’incrocio tra la SP37 Piazza Armerina – Ramacca e la SP72 ex strada di bonifica di Caltagirone, avrebbe offerto i servizi tipici di un Borgo medio, di tipo B. I nove edifici che costituiscono Borgo Baccarato erano destinati a delegazione municipale con alloggi, chiesa con sacrestia e canonica, scuola con due aule, alloggi insegnanti, caserma e ufficio postale con alloggi, trattoria-rivendita con alloggio, fabbricato con alloggi per addetti ai servizi, ambulatorio medico con alloggi per l’infermiere e per l’ostetrica, fabbricato artigiani per due botteghe e relativi alloggi, bevaio e fontana per una superficie coperta di 2.180mq e totale di 3.140mq.
Il progetto del Borgo ennese risale al 31 Marzo 1954 a firma dell’Ing. Francesco Saverio Siragusa  e appaltato all’Impresa Cortese e Figli con contratto del 27 Marzo 1956. Tra i maggiori problemi da risolvere quello dell’approviggionamento idrico. Nella relazione tecnica, infatti, venne sottolineato come la zona fosse scarsa d’acqua e non era sufficiente una sorgiva presente sul cozzo Salioni a circa 300metri di distanza per alimentare adeguatamente il Borgo. Secondo le stime, infatti, la portata della sorgiva avrebbe rappresentato solo un decimo delle necessità idriche per coloro che avrebbero vissuto il centro rurale. Venne, così, avanzata la necessità di costruire un acquedotto di 3km per utilizzare le acque della Sorgente Paraco nei pressi della zona mineraria che, diversamente dalla suddetta sorgiva, aveva una portata stimata di 1L/sec. e che avrebbe potuto alimentare, oltre al Borgo, anche le case coloniche e gli eventuali bevai previsti lungo la strada. La spesa complessiva prevista per le opere e per la realizzazione di Borgo Baccarato ammontava a 137.566.115Lire approvata con D.A. 8860/R.A. del 17 Agosto 1955, di cui 29.400.000Lire erano a disposizione dell’ERAS per l’arredamento degli edifici, l’alberatura, gli imprevisti e l’allacciament0 idrico ed elettrico, come deciso con l’art.2 del decreto interassessoriale del 1 Aprile 1953, lo stesso che fissava la spessa massima per un Borgo B a 180.000.000Lire.
L’area di Aidone sarebbe dovuta esser soggetta ad un’intensa azione di scorporo e affidamento delle terre che avrebbe richiesto una presenza capillare di strutture di servizio, come si evince anche dal numero di P.R. presenti. Ecco che, oltre a Borgo Baccarato, erano stati programmati altri borghi di tipo C, di cui uno, quello in località Bosco, già indicato nella mappa ERAS aggiornata al 30 Novembre 1953 come “progettato o da progettare”. Una scuola rurale venne realizzata poco distante dal Borgo e con cui interseca il proprio raggio d’influenza. Nel Settembre 1960, per intensificare l’attività di riforma e sviluppo agricolo, l’ERAS progettò altre 160 case nei P.R. 30 a – b, 836 e 444 e la costruzione di 20km di strade a servizio dei lotti nelle contrade Belmontino e Poggiorosso. A ciò si aggiungevano le pianificazioni di un borgo di tipo C di competenza del Consorzio di Caltagirone ed uno di tipo B per conto dell’Ente; entrambi i progetti, però, non andarono oltre la fase preliminare.
La zona servita da Borgo Baccarato, estesa per 365ha, fu suddivisa in 84 lotti compresi nei P.R. 75, 218, 999, 1137, 1138 e 30 a – b. Le terre appartenevano all’Ex Feudo Baccarato dei Lanza di Mazzarino, imparentati con Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore del Gattopardo. Come accadde altrove, i proprietari provarono a realizzare le opere di bonifica per evitare l’esproprio coatto ma con scarso successo.
Difatti, solo quindici case coloniche delle trent’uno progettate per l’appoderamento totale, da completare entro il 28 Ottobre 1940, furono costruite. I Lanza richiesero il 50% di contributo statale e la restante percentuale sarebbe stata coperta “con un mutuo da farsi con l’Ente della Colonizzazione”. A causa di alcune “deficienze legislative” che non avrebbero garantito la copertura del finanziamento, però, l’opera di bonifica e miglioramento proposta dal nobile siciliano dovette subire una brusca frenata, nonostante le pressioni esercitate da Gian Giacomo Bellazzi, Capo di Gabinetto del Ministero degli Interni, su Eliseo Jandolo.
Le case ERAS da consegnare ai duecento coloni previsti erano del tipo n.9 per una superificie coperta di 94mq e progettate dall’Ing. Eustachio Abbate per conto della Direzione dei Servizi di Ingegneria dell’ERAS. Una seconda tipologia, invece, riprendeva gli schemi dell’abitazione rurale di “tipo C” dell’Ente di Colonizzazione. Entrambe le tipologie avrebbero offerto due camere da letto, una cucina-soggiorno con  il forno ed un piccolo ambiente adibito a stalla e pollaio.
Ubicato all’intersezione di due strade come Borgo Ventimiglia ma differente da questo per la struttura della piazza chiusa, Borgo Baccarato vide modificare il proprio impianto e aspetto nel corso del tempo. Ciò che risulta subito dal confronto tra i disegni e la realizzazione è la mancanza della torre campanaria, elemento fondamentale per il suo elevato valore simbolico già dai tempi dell’ECLS. Accostata alla torre, è la Chiesa che, ulteriore anomalia rispetto alle precedenti progettazioni, non è posta come elemento di sfondo sulla strada di accesso ma perpendicolare alla via d’entrata, quasi in posizione defilata.
Un elemento in meno venne tuttavia sostituito da uno nuovo: l’asilo materno. Così, il 27 Agosto 1957 l’Ing. Salvatore Lodato presentò una perizia di completamento in cui veniva esposta la necessità della struttura che avrebbe dovuto accogliere e assistere i figli degli assegnatari che, da quanto si legge nella relazione, erano già insediati nella zona di influenza del Borgo. Al 1957 il centro era in fase di ultimazione e restavano da eseguire solo alcune opere di rifinitura e le sistemazioni esterne. L’asilo avrebbe condiviso con la vicina Scuola lo spazio all’aperto, sistemato a verde per “campo da giuochi e palestra per esercitazioni fisiche”. La spesa complessiva era stata fissata a 12.500.000Lire, in linea con i prezzi “del progetto della Scuola distaccata del Borgo a circa 3km dalla zona di che trattasi”, affidata all’Impresa Di Fede di Piazza Armerina. Non ancora ultimato, Borgo Baccarato era certamente visto come possibilità di riscatto sociale ed economico anche per chi proponeva la propria figura come custode. L’11 Novembre 1957, Giuseppe Refano scriveva alla direzione generale ERAS perchè si valutasse il “proprio nominativo” per l’eventuale incarico. E non era l’unico: anche Salvatore Catalano avanzò la candidatura ma fino a quel momento l’ERAS non aveva previsto alcuna guardiania.
Come detto, il progetto di Borgo Baccarato fu presentato nel 1954 ma, secondo quanto riportato in un aggiornamento della situazione dei borghi al 3 Agosto 1959, il collaudo venne effettuato solo in quell’anno a cura dell’Ing. Salvatore Lodato. A quella data era stata già presentata una prima perizia con D.A. 0047/R.A del 15 Gennaio 1958 per un importo di 7.700.000Lire. Tra l’Aprile e il Dicembre 1958, lo stesso Lodato ebbe l’incarico dall’ERAS di portare a compimento le perizie sull’Asilo, sul Magazzino e sulla Sede Cooperativa secondo i D.A. 05572/R.A. e 17902/R.A. per un importo complessivo rispettivamente di 12.500.000Lire e 15.300.000Lire a cura dell’Impresa Castiglione.
Poco tempo dopo gli accertamenti sugli edifici, iniziarono a pervenire all’ERAS le richieste per ottenere gli incarichi per espletare i vari servizi. Come nel caso del tabbaccaio. Dopo alcune verifiche, il 28 Ottobre 1959 vennero affidati in uso provvisorio al Signor Carmelo Pirrone alcuni locali destinati a botteghe artigiane per “impiantarvi una rivendita di generi di monopolio”. Anche tramite raccomandazioni, si cercò un posto di lavoro a Borgo Baccarato, come nel caso del Dr. Filippo Abbate, medico di Mirabella Imbaccari, protetto da un amico del Commissario ERAS Lentini. Quest’ultimo, però, non potè essere di aiuto alla causa perchè la zona su cui ricade il centro non era quella del paese del medico ma quella di Aidone. Varie proposte furono avanzate anche per il servizio di barbiere: una su tutte quella del Sig. Luigi D’Avola che  fu accolta in data 21 Maggio 1960 con nota n.40818 in cui veniva accordato l’uso di un locale al piano terra ed uno, come alloggio, al primo piano. Nella stessa delibera, veniva accordata alla Cooperativa Agricola tra Assegnatari Terreni R.A. “La Fortuna” di Aidone un locale a piano terra da “servire come deposito concime, attrezzi e sementi” e un locale a primo piano per uffici. Poco dopo, però, D’avola rinunciò all’incarico e a subentrargli fu Filippo Bannino di Mirabella, grazie alla notifica n.47996 del 15 Giugno 1960. Per altri servizi furono richieste le autorizzazioni ma a volte, come nel caso dell’apertura di un mulino e di una macelleria, non poterono esser accolte a causa della mancanza di locali adatti o già impegnati. Le istanze presentate erano cosi numerose che l’Ente dovette dare priorità alle necessità: il 27 Aprile 1960, in riscontro alla nota n.31686/6423 del 20 Aprile,  si ritenne opportuno istituire al Borgo una bottega di fabbro ferraio “anzichè un esercizio di bar”.
Il sostegno spirituale ai contadini del Borgo fu affidato per vari anni a Don Antonino Calcagno che, grazie alla sua costanza e ostinazione, riuscì ad ottenere l’indispensabile per poter dire Messa. Il 18 Gennaio 1960 e con validità dal 29 Marzo, la Chiesa di Borgo Baccarato fu eretta a parrocchia per effetti civili grazie al D.P.R. n.149 e per “decreto dell’Ordinario Diocesano di Piazza Armerina in data 1 Novembre 1958, integrato, con postilla senza data e con dichiarazione del 25 Settembre 1959.
Sul finire del 1960, l’ERAS rimborsò il prete per l’acquisto di attrezzature per l’esercizio di culto come da fattura n.2 del 2 Agosto di quell’anno della Ditta “Apostolato Liturgico” di Catania. Tuttavia, il parroco non trovò sufficienti gli acquisti effettuati tanto da inviare il 24 Novembre un’accorata lettera al Commissario dell’Ente Dott. Rosario Lentini in cui denunciava come i problemi non fossero ancora stati risolti da tre anni. Nella richiesta di Don Calcagno si faceva menzione di una promessa secondo cui per l’esercizio finanziario dell’anno successivo la somma – contributo corrisposta alla parrochia del Borgo venisse aumentata “in modo congruo alle reali esigenze e necessità onde poter mettere il parroco in condizioni di provvedere alle attrezzature di prima urgenza per il necessario culto”. La situazione arrivò a toccare il grottesco quando, per l’inaugurazione dell’impianto elettrico, il Parrocco dovette trasportare l’indispensabile dalle parrocchie di Aidone e Piazza Armerina. L’elenco delle “attrezzature maggiori indispensabili” era stato depositato presso l’ufficio competente per i borghi rurali e la spesa si aggirava intorno a 900.000Lire. Quello che però sembrava esser urgentissimo era la Statua dell’Immacolata – patrona del Borgo – l’Armonium-organo e gli articoli religiosi per lo svolgimento della Messa. Così, nel 1961 l’ERAS, come stabilito dagli accordi, predispose l’acquisto di una parte dei materiali utili per la vita della parrocchia di Borgo Baccarato. Il 24 Febbraio 1961 con nota n.15010 il capo servizi Dr. Ugo Minneci portò a conoscenza del Presidente dell’Ente la richiesta di fornitura di “un amplificatore, di n.2 altoparlanti, di un microfono e di un giradischi” per la Chiesa del centro. “Tale apparecchiatura – continua Minneci –  dovrebbe servire in mancanza delle campane, a fare funzionare un disco con inciso il suono di campane  di altra Chiesa in modo da esser trasmesso ai due altoparlanti collegati fra loro per la relativa diffusione”. La mancanza del suono aveva portato a definire i fedeli “pecorelle senza campane”. La spesa presunta, dopo un’indagine effettuata presso alcune ditte specializzate, si aggirava intorno a 120.000Lire ma l’Ufficio Gestione Borghi Rurali aveva a disposizione solo 70.000Lire da investire sull’edificio religioso di Borgo Baccarato. Il dirigente dell’ERAS, cercando di venire in contro alle richieste del Parroco, propose l’acquisto di una parte delle attrezzature e, qualora il bilancio approvato dall’Assessorato Agricoltura e Foreste il 13 Gennaio 1961 al n.18453/R.A. fosse stato bastevole, si sarebbero coperte le spese per le ulteriori occorrenze. Le richieste di Don Antonino Calcagno non si esaurirono ma furono ancora più insistenti tanto che il 14 Marzo 1961, rivolgendosi direttamente al Dr. Minneci, richiedeva non solo beni ma anche un sussidio economico per le feste pasquali. A quanto accennato prima, veniva anche aggiunta una macchina per la proiezione di filmati e un piccolo televisore per le attività a favore dei borghigiani. “Sarebbe un permettere in piccolo ambiente ogni varietà e non sviluppare quanto è di più nobile nello spiritio umano: lo spirito religioso: il solo che avvia l’individuo al sano viver civile, morale e sviluppa quanto di superiore è nell’individuo”, scriveva il Don. Così Minneci, favorevole alla richiesta e accordata dalla presidenza nella nota n.7923 del 24 Marzo, propose di dotare di alcuni “apparecchi della marca Ducati” tipo Club di proprietà dell’Ente la Parrocchia per far partecipare i credenti a proiezioni cinematografiche ricreative e didattiche. Dopo un breve scambio di missiva, si decise con nota n.8054 del 27 Aprile di consegnare a tempo indeterminato tutto l’occorrente previsto. Consegna che fu effettuata il 10 Maggio 1961 dal Sig. Gregorio Selvaggi del Servizio Provveditorato ERAS. Il 18 Maggio fu evaso, inoltre, il contributo di 30.900Lire per l’assistenza religiosa relativa al periodo pasquale, così come avanzato dal Prete.
Il caso non si risolse completamente tanto che il 23 Agosto 1961, a ridosso dell’entrata a Borgo Baccarato della statua della patrona, ancora Don Calcagno richiedeva al Minneci il microfono e l’altoparlante con cui diffondere il suono delle campane ai fedeli residenti in zona. Questa volta a rispondere al prete fu direttamente il Presidente On. Avv. Heros Cuzari con nota n.70157 dell’11 Settembre 1961. Si faceva notare che, a seguito dei solleciti precedenti, l’Ente era riuscito a corrispondere un contributo di 75.000Lire per l’acquisto dell’attrezzatura necessaria.
L’8 Ottobre, dopo tanti sforzi, domande e richieste si organizzò una festa in onore della Patrona del Borgo. Ad accorrere al “Borgo Baccarato Don Luigi Sturzo” furono diverse autorità civili e religiose tra cui il Vescovo di Piazza Armerina Mons. Catarella e il Sindaco Giuseppe Sammarca, il Sindaco di Aidone Vincenzo Piazza, il Presidente della Regione l’On. Giuseppe D’angelo, quello dell’ERAS e il Dr. Minneci. Nonostante fosse autunno, la giornata fu definita primaverile. Alle 10.30 venne benedetta la Statua della Vergine e subito dopo il Delegato Comunale e organizzatore Francesco Catania ringraziò tutti coloro che “con alto senso di abnegazione e di altruismo” contribuirono alla riuscita dell’evento. Quindi, la Messa officiata dal Vescovo, anticipava il rinfresco offerto a tutti coloro che intervennero alla cerimonia. Il pomeriggio furono organizzati giochi, corse dei sacchi, corse podistiche e furono messi in palio regali per i figli degli assegnatari. Il tutto era accompagnato dalla banda musicale di Aidone che eseguì per l’occasione musiche tratte da opere liriche “con il rituale Carosello di canzoni finale”. La sera, infine,

il Simulacro della Vergine SS., riccamente illuminato, veniva portato in processione dai fedeli che intonavano Canti liturgici per le vie fino al Borgo ERAS II, incontrando sul cammino fuochi di giubilo, che venivano accesi dagli assegnatari delle casette situate lungo il percorso. Il borgo, che da tre giorni era sfarzosamente illuminato, attendeva il ritorno della Vergine Maria SS. di Lourdes, con scampanio a distesa. Alla fine massicci giochi pirotecnici, concludevano i festeggiamenti in onore della Patrona Maria SS. di Lourdes.

Così raccontava l’evento il Presidente del Comitato organizzatore Francesco Catania. Ancora oggi, ogni seconda Domenica di Settembre, gli abitanti e i fedeli di Borgo Cascino perpetuano le antiche tradizioni rurali e organizzano una piccola processione che porta in processione la “vara” attorno alla collina su cui sorge il centro rurale.
Con l’apertura dell’esercizio finanziario 1961-1962, il Parroco Calcagno avanzò alcune nuove richieste “in conseguenza di sempre maggior sviluppo religioso” della piccola chiesa del Borgo. Per realizzare al meglio le diverse attività, il prete sul finire del 1960 aveva già acquistato dischi e giradischi, un presepio completo di personaggi e sosteneva l’asilo, insieme all’AAI, frequentato da venti bambini. Le occorrenze ora presentate però riguardavano l’acquisto di un armoium, di un baldacchino, di un ostensorio di alcuni tappeti e tavaglie e di oggetti indispensabili per la propria abitazione, per una spesa tatole di 568.000Lire. La nota del 25 Novembre fu, dunque, presa in esame il 3 Gennaio 1962 dalla presidenza dell’Ente che avrebbe provveduto ad esaminare il completamento della Chiesa di Baccarato.
Poco dopo, il 16 Febbraio con una lettera indirizzata a Cuzari, Don Calcagno scriveva in merito dell’Asilo, ormai quasi del tutto ultimato. Come si può leggere, infatti, fino a quel momento le attività per i bambini del centro agricolo erano svolte all’interno della casa parrocchiale, “angusta e non adatta ai fini dell’asilo”. L’idea del prete e del Vescovo era quella di “portare nell’edificio e nel villaggio un gruppo di suore che abbia il compito di dirigere l’asilo e nello stesso tempo aiutare il Parroco nella cura di tutto l’elemento femminile del villaggio e nella parte religiosa e nell’assistenza sociale con l’istruzione femminile”. Oltre a sollecitare la consegna, si invocava una risoluzione tempestiva del problema dell’acqua. La possibilità di sfruttare i nuovi locali fu accolta in modo benevolo dall’amministrazione, come si legge nella nota n.9355 del 13 Marzo e si predispose, secondo quanto stabilito dal bilancio di previsione della Gestione Speciale R.A. 1961 – 62 sotto la voce “attrezzature e arredamenti di borghi rurali, asili e colonie”, una fornitura per gli arredamenti e per le attrezzature dei locali, riportata in nota n.9366 del 17 Marzo. Appurata la disponibilità dei locali, gli oneri per la guardiania, l’assistenza civile e la manutenzione, il comitato esecutivo nella seduta del 6 Giugno 1962 deliberava la concessione in uso dei locali e la relativa spesa per le attrezzature. Così, definite le occorrenze di banchi, giostre, cattedra, proiettore, lavagne, sedie, attaccapani e crocefissi per un valore di 935.000Lire, il 6 Ottobre alle ore 10 il funzionario ERAS Dr. Orazio Lionti aveva il compito di recarsi al Borgo per formalizzare la consegna dei locali. Tutto, però, fu bloccato dalla nota n.3370 del 19 Ottobre in cui l’Ing. Salvatore Lodato del servizio ediliza e viabilità dell’Ente riteneva necessario il collaudo prima della messa in funzione della struttura.
Durante il 1962 si prospettò la possibilità di istituire “una stazione di servizio per carburanti” su un “piccolo appezzamento di terreno” nei pressi del centro agricolo. Tale operazione avrebbe, secondo il Sig. Antonino Schillaci promotore dell’idea” favorito lo sviluppo e la vitalità del Borgo, data la “sua felice posizione”. Nel giro di poco più di un mese, il 24 Aprile gli alti dirigenti dell’ERAS valutarono positivamente la proposta “poichè il Borgo sorge in prossimità di una strada molto frequentata da automezzi”. La presenza di un punto di rifornimento avrebbe attirato parecchia gente che avrebbe sfruttato anche i servizi già attivi a quel tempo come la trattoria e il bar. L’area individuata fu quella prossima all’edificio trattoria e locanda, in modo da servire sia la strada provinciale Piazza Armerina – Ramacca che la strada del Consorzio di Caltagirone. Tuttavia, l’istituzione della stazione di servizio si arenò il 26 Maggio quando, con nota n.41174, il Presidente Cuzari sottoponeva all’Uffio Gestione Borghi il progetto e richiedeva un’offerta economica relativa al corrispettivo della concessione del terreno da parte del Sig. Schillaci. Uno dei tanti “treni persi” per lo sviluppo del centro ennese.
Oltre alla Chiesa, erano attivi gli altri servizi per cui fu pensato il piccolo villaggio rurale. Di certo, anche se carente di alcuni medicinali come riscontrato nella nota n.593/18 del 15 Febbario 1963, era a disposizione degli abitanti della zona la farmacia, a cura dell’infermiere Vincenzo Licciardello, per cui erano stati stanziati dall’ERAS 250.00Lire per la fornitura dei beni di prima necessità. Il 26 Marzo di quell’anno, con nota n.10673 si approvava il rimborso al Comune di Aidone per le spese sostenute per il mantenimento in funzione dei servizi di assistenza pubblica durante il periodo Luglio – Settembre e una quota parte della tredicesima mensilità del 1962. Per quell’anno i crediti riscossi dai comuni competenti per i Borghi rurali siciliani facevano capo alla deliberazione n.829/R.A. del 17 Giugno 1962, approvata dall’Assessorato Agricoltura e Foreste della R.S. del 12 Giugno n.7658/R.A. Tuttavia, i pagamenti per i lavoratori del Borgo furono approvati soltanto sul finire dell’anno e ammontavano a 1.250.000Lire. Non furono pochi però i ritardi tanto che, tra note in cui non veniva specificato il mese di riferimento ed altri cavilli burocratici, il 3 Ottobre 1963 con nota n.11351 il reggente dell’Ufficio Gestione Borghi Rurali invitava il Servizio Ragioneria a provvedere con massima urgenza ai pagamenti dovuti. Qualora i rimborsi non fossero stati accreditati al Comune di Aidone, questo avrebbe sospeso i servizi pubblici a Borgo Baccarato. Il 31 Gennaio 1964, una raccomandata firmata dall’intero Consiglio Comunale di Aidone e indirizzata all’ERAS di Palermo ricordava che, nonostante “l’anticipo degli emolumenti al personale del Borgo”, l’Ente non aveva ancora provveduto al rimborso delle spese che, per un paese piccolo come quello ennese, andavano a gravare non poco sulle casse pubbliche. Lo stesso Dr. Minneci “al fine di evitare maggiori oneri finanziari” esortava il Servizio Ragioneria ad effettuare il rimborso dovuto per scongiurare inoltre qualsiasi azione legale avanzata dai funzionari comunali. Fu un continuo rimbalzo tra uffici, mentre coloro che da ormai due anni aspettavano i propri stipendi si trovavano nell’impossibilità di “sfamare i figli”.
Dal 1963, il trattamento fino a quel momento cortese ed accondiscendente dell’Ente di Riforma riservato al Parroco Calcagno subì una brusca virata. Il 10 Aprile, infatti, il Dr. Minneci nella nota n.10724 non solo non reputava urgente la richiesta di articoli ed attrezzature religiose ma non riteneva altresì fondamentale versare il contributo mensile richiesto dal Don “perchè il Sacerdote non abita al Borgo recandovisi solo raramente, preferendo svolgere la propria attività ad Aidone ed Enna […]. Sembra inopportuno corrispondere un contributo per un servizio che viene prestato in modo discontinuo e per il quale è sufficiente la congrua che lo Stato corrisponde ai titolari delle Parrocchie rurali”. Nella stessa nota, inoltre, si faceva presente che  l’Asilo, benchè ultimato da quasi un anno, non fosse stato ancora collaudato. Evidenti furono i problemi di comunicazione all’interno dello stesso Ente se L’Ing. Lodato rispondendo a Minneci faceva presente che i locali fossero stati collaudati dall’Ing. Emma Cataldo il 28 Ottobre 1962 e che le risultanze fossero state certificate il 15 Marzo 1963.
In vista dell’annuale festa al Borgo Baccarato Don Sturzo in onore della Patrona, il Parroco Calcagno richiese nei primi giorni di Agosto un rimborso relativo alle spese sostenute. L’Ente accordò al Sacerdote una somma di 50.00Lire che, come spesso accadeva, tardò ad arrivare, mentre il sollecito fu tempestivo tanto che il 10 Ottobre il capo servizi Minneci invocò il pagamento con “massima cortese urgenza”.
La burocrazia spesso rallenatava le cose, anche quelle ritenute necessarie e primarie, come l’apertura di un edificio scolastico. Come detto in precedenza, il collaudo dell’Asilo fu completato nel Marzo del 1963 ma ancora il 20 Gennaio 1964, Don Calcagno lamentava la mancata apertura. La cosa ancora più paradossale fu che le attrezzature per l’asilo, richieste contingentemente con la consegna dei locali, furono portate al Borgo ma giacevano presso la sede della Cooperativa “tra la polvere, l’umidità, esposte al deterioramente ancora prima dell’uso”. Questo ulteriore sollecito produsse i suoi risultati. Il 3 Giugno 1964, giusta nota del 17 Marzo n.16663, i locali dell’asilo furono finalmente consegnati e pronti per essere vissuti.
Ed ancora, nel Febbraio 1965 la situazione relativa al pagamento degli stipendi dovuti agli impiegati del Borgo non si era ancora risolta. Da venti mesi – ricordava il Capo di Gabinetto dell’Assessorato dello Sviluppo Economico della Regione il Dr. Attilio Grimaldi – l’infermiere Licciardello, il bidello netturbino Schillaci, il medico condotto Dr. La monica e un quarto impiegato “che svolge le funzioni di applicato […] non percepiscono lo stipendo”. La risposta non tardò ad arrivare: il 18 Febbraio, infatti, l’Ente fece presente che “a causa delle ben note carenze di fondi” era impossibilitato a coprire i rimborsi per l’anno 1962 – 1963. Oltre al danno, continuava la beffa. Si legge ancora che “l’ERAS è intervenuta finanziariamente, sotto forma di contributi, al mantenimento di questi servizi, che altrimenti, a causa delle precarie condizioni di bilancio in cui versano solitamente i Comuni, non sarebbero stati messi in funzione da questi ultimi”. Da ciò, l’Ente riversava tutte le colpe sui piccoli centri interni della Sicilia su cui gravava per di più l’onere economico dei lavoratori dei Borghi.
Se i rimborsi dell’anno 1962 – 63 erano bloccati, quelli invece del periodo primo Ottobre 1963 – 30 Settembre 1964 erano stati già pianificati, “semprecchè positivamente risulti che i medesimi (servizi, n.d.r) siano stati regolarmente disimpegnati”. Le cifre da attribuire agli impiegati erano state suddivise in base ai compiti: il delegato municipale e l’infermiere ed ostetrica avrebbero percepito 750.000Lire, il bidello – netturbino e il medico condotto 600.000Lire, mentre 250.000Lire sarebbero spettate per l’armadio farmaceutico. Identica nota fu evasa il 3 Maggio 1965 dagli Uffici dell’Ente di riforma agraria per i periodi primo Ottobre  1964 – 30 Settembre 1965.
A seguito della visita del Marzo 1965 presso la sede dell’Ente, il Sindaco di Aidone richiese che il Borgo fosse ceduto definitivamente all’amministrazione comunale, rifacendosi alla Legge 8 Giugno 1942, n.890 secondo cui “i centri rurali sorti nelle zone del latifondo siciliano, […] saranno trasferiti gratuitamente in proprietà ai comuni col vincolo della destinazione perpetua ad uso di pubblica utilità”. Il passaggio, oltre a rispettare gli obblighi di legge, avrebbe permesso al Comune la libertà decisionale ed economica sulla vita di Borgo Baccarato che, come abbiamo letto, era stata fino a quel momento condizionata da permessi e regolamenti lunghi e non sempre snelli.
Il pagamento per i dipendenti del Borgo ancora nel Marzo 1965 non era stato inviato. Si attendeva, secondo quanto sostenuto dal Commissario Straordinario ERAS Dr. Vincenzo Provenzale, che la Legge 31 Dicembre 1964 n.33 venisse resa operativa. Fino a quel momento, bisognava attendere a causa della “ben nota carenza di fondi”. Insomma, il letmotiv si ripeteva ancora, a distanza di tempo.
Il 29 Aprile 1965, l’Assessore all’Agricoltura e Foreste dava parere positivo e sottolineava come si “debba senz’altro trovare applicazione” alla nota n.15276 in cui il Comune richiedeva l’acquisizione del centro rurale di Baccarato. Pochi giorni dopo, il 4 Maggio, la sezione ACLI del Borgo inviò agli uffici dell’Ente una relazione – stilata il 25 Marzo – in cui si denunciavano i problemi che interessavano il piccolo villaggio, definito nella relazione stessa come “un OASI nell’immensa estensione”. Su tutti quelli di carattere sanitario che rendevano la vita disagevole e che potevano essere risolti con la presenza costante di un infermiere, la riattivazione dell’ambulatorio per assicurare un efficiente assistenza ai coloni, la disinfestazione della zona e l’approviggionamento idrico potabile. A seguito delle dimostranze dell’associazione cattolica e dei lavoratori, il 22 Luglio 1965 il Geom. Calogero Sanfilippo, incaricato dal Centro Assistenza Agraria dell’ERAS di Enna, stilò una dettagliata relazione sulle condizioni in cui versava l’intera zona di Baccarato. I novi punti descritti toccavano tutte le problematicità ataviche del centro ennese. Al punto uno si legge dell’acquedotto, i cui lavori erano stati autorizzati con nota n.75434 del 20 Agosto 1958 e sospesi pochi mesi dopo, il 12 Novembre. Appaltate secondo la nota n. 114925/3686 del 6 Dicembre, le operazioni per la realizzazione non furono mai portate a termine, nonostante la chiara necessità per lo sviluppo dell’economia agricola e zootecnica della zona. L’allacciamento elettrico viene, invece, affrontato nel successivo punto: da ciò che risultava dalla relazione di Sanfilippo, si sollecitava la definizione della pratica tra ENEL ed ERAS per l’attivazione dell’energia nelle varie case del comprensorio. I punti tre e quattro riguardavano la realizzazione o la sistemazione delle strade che interessavano Borgo Baccarato. A causa della mancata manutenzione, ad esempio, i collegamenti effettuati dalla compagnia di autotrasporti ETNA, ex SITA, non potevano essere espletati e relegavano il centro in un isolamento forzato. Analoga al mancato allacciamento elettrico quello dell’impianto telefonico; al punti cinque si legge che pur essendo “già approntato e ultimato […] non si è dato corso ai lavori per l’impianto telefonico”. I punti successivi, infine, riguardavano l’espletamento dei serivizi pubblici e le condizioni degli edifici. Nel primo caso, si lamentava di una carente o assente presenza del personale nonostante l’ERAS versasse le somme relative a che tutti i servizi venissero garantiti. Nel secondo caso, quello relativo allo stato delle strutture, il resoconto li distingue in due gruppi: quelli a cui bisognava dedicare una manutenzione ordinaria e quelli per cui si “auspica un intervento tempestivo straordinario al fine di salvarli dalla perdita totale”. Gli edifici a cui si fa riferimento in quest’ultimo caso sono la caserma, l’ufficio postale e l’ambulatorio che presentavano “gravi lesioni che li rendono inabitabili e pericolanti e per i quali sono necessarie delle opere straordinarie, da farsi tempestivamente, per non andare incontro alla loro perdita totale”. Questa era la situazione in cui, secondo il censimento effettuato dall’ACLI, erano costretti a vivere i duecento residenti assegnatari, le “90 anime […] che risiedono circa sei mesi nell’anno (periodo estivo)”, chi passava molti giorni nella settimana al Borgo e tutti coloro che nel raggio di cinque chilometri facevano capo al centro rurale, per un totale di circa cinquecento persone.
A due anni di distanza dalle relazioni ACLI e Sanfilippo, il 3 Giugno 1967 l’ERAS, che nel contempo era sta trasformata in ESA, con nota n.1385/19a aveva verificato in quale stato fossero i servizi presso il villaggio Don Sturzo. L’assistenza religiosa era limitata alla sola Domenica e durante i giorni festivi, la Scuola era funzionante “però esiste soltanto una pluriclasse, mentre nel sottoborgo è stata soppressa per mancanza di alunni”. L’asilo, nonostante gli sforzi di Padre Calcagno, non risultava funzionante e il servizio era effettuato presso la sala parrocchiale. L’assistenza sanitaria non veniva assicurata e quella civile era garantita da un incaricato residente in loco che espletava le manzioni di bidello, netturbino e sacrista. La sicurezza pubblica era, invece, saltuaria e affidata al buon senso del Comandante della Stazione di Carabinieri di Aidone. Il problema idrico, per cui si avanzarono diverse soluzioni e che fu più volte invocato, era ancora inesistente.

Qualche anno più tardi, il 20 Ottobre 1967, lo stesso Don Calcagno e Padre Gaspare Farcina dell’Ordine dei Frati Minore scrissero un’accorata lettera per conto dei borghigiani indirizzata al Presidente dell’Ente in cui si denunciava come il tenore di vita fosse inumano per mancanza d’acqua, di luce e di strade. Sembrava un controsenso

vedere l’impianto elettrico interno ed esterno completo in tutte le casette dei vari lotti ed essere costretti ad accendere lumi a gas o a petrolio; vedere tanti figliuoli studiare alla luce di un lume: perchè dopo circa tre anni, non si allaccia la luce, dicono gli stessi borghigiani, per soli 153.000 lire che l’ERAS deve all’ENEL. Nell’edificio della delegazione Comunale è stata tagliata la luce perchè non c’è chi paga il consumo passato. Gli agricoltori di conseguenza non possono far uso della televisione, unico modo di svago ed unica occasione di socievole incontro. La parrocchia tiene delle belle sale. Perchè non consegnare detta televisione alla Parrocchia allo scopo di renderla attiva a pro degli agricoltori? Manca l’acqua. Tanto abbandono in zona cosi ridente e aperta a grande sviluppo. Sembra che tutto concerti contro l’agricoltore e le loro famiglie.

Alla lettera degli abitanti dell’area del Borgo, rispose il Presidente Dr. Angelo Ganazzoli con la nota n.82980 dell’11 Dicembre in cui  comunicava che il 14 Ottobre si era provveduto al pagamento della fattura della luce n.190/2 del 19 Ottobre per 153.824Lire. Per quanto concerneva i problemi relativi all’approviggionamento idrico, infine, assicurava che era in elaborazione un progetto che sarebbe stato ultimato in breve tempo e con carattere di urgenza.
Il 31 Ottobre 1969, il Sindaco Dr. Giuseppe Vinci facendo un resoconto sulla situazione di credito, iniziata il primo Giugno 1959 quando venne affidato all’amministrazione del Comune ennese l’istituzione dei servizi di assistenza civile e sanitaria, diffidava l’ESA nel “volere versare […] la somma di 2.537.413Lire a saldo di quanto dovuto […] entro il termine di quindici giorni dal ricevimento della presente. In mancanza queso Comune sarà costretto adire le vie legali”. Secondo quanto riportato, dunque, le delibere di affidamento riguardavano i periodo dal primo Ottobre 1959 al primo Ottobre 1964 quando i servizi in questione cessarono di funzionare.
Nonostante la volontà espressa nel Marzo 1965 di acquisire secondo la Legge 890/1942 il Borgo, con lettera del 31 Marzo 1971 il Sindaco del comune ennese Giuseppe Vinci fece un passo indietro. Infatti

considerato lo stato di instabilità di tutti gli edifici esistenti nel borgo rurale Baccarato per come accertato dai tecnici di codesto Ente (l’ESA, n.d.r), non può accettare il trasferimento consapevole del gravissimo onere finanziario che questo Comune dovrà affrontare per rendere agibili gli edifci ivi esistenti

Il 20 Ottobre 1974 all’ESA di Palermo giunse una lettera da Borgo Baccarato in cui si descrivevano le condizioni in cui il centro versava. A scriverla era chi, nel corso degli anni, fu il principale promotore e attento osservatore delle necessità dei borghigiani: il Parroco Don Antonio Calcagno. Erano passati pochi anni dal completamento degli edifici che già si riscontravano gravi carenze strutturali che colpirono il tetto della Chiesa e i locali della sacrestia. Nella lettera, inoltre, il prete denunciava come erano iniziati i primi atti vandalici e i furti che condizionarono gli ultimi anni del Borgo. La richiesta avanzata fu subito accolta dagli uffici competenti dell’Ente che predisposero una preventivo di spesa e una relazione tecnica dei lavori di manutenzione da eseguire, come da nota n.618 del 9 Gennaio 1975.
Fino al primo Novembre 1975 il centro ispitò il servizio di custodia del Sig. Michele Calcagno, sostituito per raggiunti limiti di età da Antonio Schillaci, secondo quanto riportato dalla nota n.39401\10837\Pers. del 20 Ottobre 1975. Da li a breve, però, il Borgo sarebbe dovuto entrare in possesso del comune di Aidone che, nonostante le delibere dell’Ente di Sviluppo agricolo non accettò la gestione diretta del Borgo Baccarato.
La seconda metà degli anni ’70 vide una continua richieste dei locali dismessi, molto spesso chiusi perchè le cooperative non svolgevano più attività ma in condizioni strutturali accettabili. Per lo più erano contadini o piccoli proprietari terrieri che, una volta acquisiti i locali avrebbero provveduto alle piccole riparazioni ordinarie, mantenendo lo stato del Borgo in buono stato. Uno dei casi più particolari è quello della famiglia del Sig. Giovanni Salerno, operaio in cassa integrazione, che non possedeva una propria abitazione e fu costretta ad occupare una palazzina del villaggio. Nonostante le condizioni economiche precarie, i nuovi abitanti erano disposti ad “apportare i necessari lavori per renderlo abitabile” e chiedevano all’ESA un assegnazione legale. Iniziarono, così, accertamenti sulle condizioni delle strutture che portarono il 26 e 27 Settembre 1980 ad un sopralluogo che constatò con rapporto tecnico del 30 Settembre la “necessità di provvedere con urgenza al transennamento delle strade adiacenti agli edifci pericolanti e predisporre le necessarie cautele atte a scongiurare pericoli a person e cose”. Dalla relazione stilata, iI funzionario Roberto La Porta accertava che a stabilità degli edifici fosse fortemente compromessa tanto da descrivere alcune strutture in imminente pericolo di crollo o “colpite da un sisma del 9° – 10° Richter”. Il 23 Ottobre, inoltre, il Presidente Lentini invitò la sede zonale di Enna a predisporre un preventivo di spesa e a prendere tutte le “iniziative necessarie per scongiurare eventuali pericoli”. Una settimana dopo, il Dr. Antonino La Porta dell’ESA di Enna sollecitava la Diocesi di Piazza Armerina a chiudere la Chiesa e il Sindaco di Aidone a emettere regolare ordinanza “per inibire l’accesso agli edifici pericolanti”. In breve tempo, l’8 Novembre 1980, arrivarono i preventivi di spesa per la transennatura dei fabbricati da parte dell’Impresa Enzo Costanza di Aidone per una spesa di 5.737.500Lire comprensiva di IVA al 14%.
Ancora dopo svariati anni, il 29  Maggio 1986, la situazione però risultava immobile. Da un resoconto sulle condizioni generali degli edifici, stilato da Don Calcagno, si viene a conoscenza che sia l’Asilo che il complesso ecclesiastico non erano stati trasferiti all’autorità civile e religiosa competente ne che erano stati accatastati presso l’Ufficio Registro di Enna. L’abitabilità non era garantita e pensare ad un progetto di restauro era cosa complicata; si doveva, infatti, chiedere la cessione legale all’Ordine Diocesano prima di effettuare qualsiasi azione. Finchè, però, l’ESA non avesse consentito una delibera legale in favore del Parroco atta a delegare ad esso la redazione di un progetto di restauro e di opere di riprestino tutto rimaneva fermo. Lamentava proprio questo stato di cose il Parroco che concludeva la sua lettera con un esortazione:

qualora la sitazione dovesse rimanere allo stato attuale o comunque nello stato di immobilismo anche causa la mancata concretizzazione di accordi tra ESA e Comune di Aidone, anche i locali destinati a uso religioso di certo subirebbero l’identica sorte dell’intero Borgo. Intanto sia chiaro che il borgo (zona) tende a essere rivalutato e a svilupparsi soprattutto nei periodi primavera, estate autunno anche per la presenza di visitatori, villeggianti ecc ed è comunque suscettibili di grande sviluppo anche urbano poichè in atto c’è al tendenza ad avere del terreno edificabile.

Spesso abbiamo affrontato e letto lo spinoso tema dell’assegnazione dei fabbricati, in particolare nei casi di Borgo Lupo o Borgo Cascino. Così, anche in questo esempio, scavalcando la Legge 890/1942, furono attributi a privati vari edifici – tra cui quello della trattoria-rivendita, mentre le consegne ai privati degli alloggi di servizio erano a titolo provvisorio e, dunque, non vincolanti e soggette a sgombero. Ad oggi, Borgo Baccarato, ormai lasciato all’oblio, fa parte del patrimonio immobiliario dell’Ente di Sviluppo Agricolo. Solo una piccola porzione del giardino alle spalle della delegazione municipale sembra esser curata, tanto che gli alberi di limoni e mandarini danno ancora i loro gustosi frutti. Il 25 Ottobre 1988 con nota n.8486 l’Amministrazione di Aidone richiese all’ESA di stanziare 5.000.000.000Lire per la ristrutturazione dell’intero Borgo, “in considerazione che la rinascita del suddetto Borgo rappresenterà per questo Comune un polo turistico-alberghiero, essendo la conca ove sorge di una naturale ed incomparabile bellezza”. Così, il 23 Novembre 1988 il Presidente Lentini inserì nel programma triennale la richiesta avanzata dal Comune per una rivalutazione del villaggio agricolo.
Ancora una volta e a distanza di qualche anno dall’ultima richiesta di Don Calcagno, un parroco provò a riattivare il servizio religioso a Borgo Baccarato. Così, il 27 Dicembre 1991 il Sacerdote Rosario Di Dio commissionò all’Architetto Antonio Giuseppe Leanza un sopralluogo per accertare le condizioni statiche della Chiesa e dei locali annessi. Secondo quanto constato l’edificio, diversamente dagli altri edificati in muratura portante in conci di tufo, ha risentito meno dell’azione del tempo e del terreno argilloso su cui poggia tutto il Borgo. Tuttavia, alcune lesioni erano ben visibili tanto che “una delle pareti absidali e precisamente quella posta dietro l’altare, probabilmente per l’azione dinamica del fortissimo vento, è rovinata verso la parte interna, causando gravi danni oltre che alla Chiesa stessa, anche agli arredi e suppellettili”. Il pavimento si era gonfiato e alcune parti esterne presentavano larghe sezioni di armature scoperte ed in avanzata fase di ossidazione. I locali annessi alla Chiesa non stavano meglio: la struttura intera, infatti, a causa della scarsa portanza del terreno, risultava fatiscente ed irrecuperabile per cui l’unica soluzione era l’abbattimento.
A poca distanza di tempo dalla perizia tecnica, esattamente il 19 Settembre 1992, l’ESA stilò un verbale di consegna in cui affidava in maniera temporanea e gratuita la Cappella, la casa canonica e l’ex asilo alla Parrocchia Maria SS. di Lourdes – S. Anna di Aidone. Secondo il contratto, l’Ente, in quanto concessionario, non aveva la piena disponibilità dei locali che, invece, sarebbero diventati di proprietà del Comune di Aidone non appena questo ne avrebbe richiesto l’acquisizione. Acquisizione, invero, che fu approvata con deliberazione n.58 del 22 Novembre 1975 dal Comune ennese ed approvata dall’Ente il 13 Febbraio 1976 ma che evidentemente non fu mai attuata.
Borgo Baccarato – ad oggi ancora di proprietà dell’ESA – rientra nel progetto “La via dei Borghi” per cui è preventivata una spesa per i lavori di recupero di 4.000.000.000€. Gli obiettivi specifici per il centro di Aidone riguardano la promozione e il supporto alla commercializzazione dei prodotti alimentari tipici e di qualità della provincia di Enna, lo sviluppo delle attività a supporto del turismo diffuso e l’autonomia energetica. Nello specifico, secondo il progetto del Giugno 2010, l’utilizzazione del Borgo sarebbe rientrati nei contesti di recupero, valorizzazione e rivitalizzazione della rete storico – infrastrutturale (ferrovie dimesse o incomplete, vecchie regie trazzere abbandonate, collegamenti tra le diverse miniera abbandonate, strade provinciali, ecc) per farne delle green-way di mobilità dolce che possano servire da penetrazione per i flussi turistici di carattere culturale storico-testimoniale, ambientale, naturalistico e archeologico. Fu individuata, come possibile soggetto gestore del centro rurale, l’Associazione culturale ONLUS “Morsi d’Autore” di Calascibetta che ha ha tra le sue finalità l’educazione ambientale e alla cittadinanza, la didattica naturalistica. Nonostante questo ulteriore passo, però, nulla è stato portato a termine (leggi il progetto completo).
Al di la di tutti i progetti e le proposte di sviluppo e ripresa di Borgo Baccarato, rimane ad oggi chiara l’intenzione che si era già delineata con la relazione del nucleo ACLI di Aidone secondo cui

quando si parla ad autorevoli persone anche Comunali di dare efficienza e sviluppo al Borgo, il luogo comune del dire, è: “Le case del Borgo Crollano”; “Nel Borgo non c’è più nessuno”; “Chi è rimasto pensa di andare via”. […] Sono parole-rifugio per chi non ha interesse allo sviluppo del Borgo o mostra assenza di amor civico e sociale. Si vuole giustificare un mal celato disinteresse per la zona. Con sfiducia gli agricoltori affermano che le autorità anche comunali non conoscono ne amano questo vasto e fertile lembo del territorio di Aidone. Se gli agricoltori abbandonano la zona, si deve all’impossibilità di vita procurata dal disinteresse degli Organi Competenti circa i loro più urgenti e vitali problemi.

Guida all’ascolto


Scape 146 – Il Borgo ascolta le campagne


Al confine del Borgo, sulla soglia della strada di ingresso principale, il vento trasporta acusticamente i suoni più distanti. Il deserto antropico, con il passaggio di una sola macchina a motore lento, si relaziona a sibili che trasportano su più fasce di frequenze vegetazione e fauna.


Scape 147 – Fragilità


Tutto in bilico e sospeso come il tempo e la vita. In questo campione è possibile avvertire la fragilità sonora e strutturale di Borgo Baccarato che attende di essere definitivamente assorbito dalla natura.


Scape 148 – Vitalità


Al centro della piazza di Borgo Baccarato, gli alberi diventano rifugio o punto di sosta per diversi uccelli che, comunicando tra loro, creano un ricco ambiente acustico. Profondità di campo e limpidezza dei messaggi portano alla vitalità che l’uomo ha qui abbandonato.


Scape 149 – Tutto Suona


Dentro la chiesa una finestra in alto si muove. Al metallo delle componenti dobbiamo sia i suoni tremolanti che sono mossi dal vento, qui sordo e cupo in quanto ascoltato dalla cassa armonica del corpo principale della chiesa, sia gli armonici superiori che, come una sinfonia nella sinfonia, emergono nelle fasce più alte. In lontananza un sottofondo di cani e uccelli.


Scape 150 – Dentro La Cisterna


Ciò che accade ascoltando con i microfoni a contatto dentro una cisterna di metallo.


Scape 151 – Respiro


Il soffio del vento, una delle geofonia caratteristiche del paesaggio sonoro, sembra rappresentare il respiro vitale della zona di Baccarato. Il sonotopo di Baccarato è regolato da una netta predominanza dell’elemento naturale su quello biologico o umano.


Scape 152 – Insetti


Un gruppo di moscerini staziona presso un albero, al centro del borgo. Quello che si può ascoltare è un dialogo tra fasce sonore: il vento e l’elettrico suono dello sciame che si combinano con suoni più lenti di vespe e uccelli. E’ la fauna sottile dell’abbandono che si rivela abitando gli spazi sonori lasciati vuoti dagli eventi principali.